Viaggio nel mondo dei Templari a Monte Cucco

| Eremo di San Girolamo a Pascelupo di Perugia |

0
635
Rio Freddo al parco di monte Cucco

pubblicato il 13 giugno 2017 11:35:33


Cenni Storici
Sorge nella parte orientale del massiccio del Monte Cucco, dietro il Monte Le Gronde, a più di 600 m. s.l.m. La costruzione è arroccata alla base di un anfiteatro di roccia calcarea, con parete di oltre cento metri e grotte sulla parte scoscesa, un complesso di celle medievali inserite nella roccia e circondate da boschi di faggio e castagno che lo rendono molto suggestivo.

La costruzione romanica è costituita da tre corpi di fabbrica principali, da una serie di piccole strutture secondarie, oltre alle originarie grotte dei monaci, e ad una cella di preghiera isolata, parzialmente scavata nella roccia.

Il primo abitatore, storicamente accertato dell’Eremo di Monte Cucco è il Beato Tomasso da Costacciaro, che vi dimorò per quasi 65 anni, e vi è morì nel 1337. Venne costituito in Eremo nel 1520 dal veneziano Beato Paolo Giustiniani con il permesso di Leone X. Il Beato fu il primo della compagnia di San Romualdo che più tardi verrà chiamata Congregazione degli Eremiti Camaldolesi di Monte Corona. Da questa data, fino ai primi anni del sec XIX, l’eremo fu centro culturale di rilievo, successivamente iniziò lentamente decadere.

Nel 1583 gli eremiti stavano abbandonando il posto, infatti
c’erano due grossi pericoli: i massi cadenti dall’alto, minacciavano di travolgere l’eremo e i ladri dalle grotte vicine, facevano scorrerie e ruberie.
Infastiditi e intimoriti si rivolsero al Papa Sisto V per avere il permesso di andare in luoghi più accessibili ma lo stesso rispose con questa frase:”Restate, rispose il Papa, dai massi vi libererà Dio, dai ladri vi libererò io“.

Obbedirono e così avvenne.

Nessuna disgrazia dai massi, anche se uno cadde, ma si fermo innocuo dinanzi alla porta della chiesa interna, e nessun disturbo dai ladri, che furono scacciati per sempre.
Successivamente subì la soppressione e demaniazione, ma tenacemente gli eremiti resistettero.

L’ultimo eremita di quell’epoca fu Don Mariano Kizek, nato in Slesia nel 1888, morì a Frascati nel 1974 dopodichè fu chiuso e cadde in completa rovina.

Iniziò lo sfascio e la desolazione, ciò che ancora era utile fu asportato, i tetti rimasero senza coppi e senza travi, il portale settecentesco della chiesa interna fu portato via, perfino le pietre squadrate delle finestre furono rubate.
Piogge nevi e tramontane fecero il resto, piante e rovi infestarono il luogo da renderlo impervio.

Tuttavia durante la guerra 1939 – 1944 il povero eremo fu ancora cercato dal popolo di Pascelupo e Perticano come rifugio contro i colpi di artiglieria e dell’aviazione.

Una cinquantina di persone venute anche da Fabriano, stettero per oltre mezzo mese, alloggiate quassù cercano rifugio nella sacrestia della chiesa che era rimasta intatta e nelle grotte della montagna.
Passata la furia della guerra, il cammino di distruzione si accelerò, e l’eremo divenne un cumulo pauroso di macerie, fino al 1981 quando vennero iniziati i restauri.

Struttura Originaria dell’Eremo
L’Eremo fu adattato e migliorato per la vita eremitica. Ricavarono piccoli orti fatti a terrazze a gradoni, protetti da muriccioli di pietra per sostenere i terrapieni.
Abbatterono a metà la torre che era al centro del fabbricato, e nella base di essa ricavarono lo spazio per costruirvi la chiesa interna dell’Eremo. La chiesa ebbe infatti, 7, 40 metri di lunghezza e 4, 36 di larghezza. Mons. Manciforte Vescovo di Gubbio, consacrò l’antico oratorio il 25 settembre 1709, consacrò nello stesso giorno anche la chiesa interna dell’Eremo, dedicata ai Santi Girolamo e Romualdo, apponendo nell’altare le reliquie dei Beati Magno e Benedetto, Martiri.
E poiché la pietra sacra dell’altare maggiore proveniva dal vetustissimo oratorio di Girolamo, per tale memoria vi fece sopra scrivere la data MDCCIX. La chiesa era aperta ai soli uomini sempre nelle domeniche e festività.
Alle donne della comunità di Sassoferrato, fu concesso di poter accedere all’Eremo di San Girolamo due sole volte all’anno, e cioè il martedì dopo Pasqua di Marzo, e il 30 settembre, festa di San Girolamo. Il campanile dell’Eremo aveva tre campane, con suini distinti :”una per annunziare il mattutino (a mezzanotte); l’altra per le Laudi (all’alba), la terza per il Vespro al tramonto.

Un locale funzionava da fucina per il fabbro eremita. Nell’interno si pensò all’appartamento per i superiori in visita religiosa o pastorale per i Vescovi e per le altre personalità.
C’era la biblioteca, dove si studiava e si apprendeva la scienza, e dove si tenevano adunanze capitolari per le decisioni di circostanza. I fornici furono divisi in due piani : ne ricavarono magazzino, dispensa, sartoria e cantina.
Si costruì il refettorio, l’infermeria e la foresteria, che aveva quattro stanze e una saletta. Interessante fu la tecnica idraulica, che ancora oggi desta meraviglia : sotto la cascata delle acque si trovava un raccoglitore tutto in pietre, ancora perfettamente conservato; l’acqua veniva condotta alla prima cisterna, detta anche fiasca, realizzata nel 1531, posta tra il fienile e la fucina del fabbro e serviva per innaffiare i vari orticelli; aveva un pozzetto di decantazione per le impurità.
L’altra parte dell’acqua veniva condotta alla seconda cisterna più lontana e più antica per alimentare lavatoio, cucina e stanze. All’esterno sul cortiletto, c’era una fontanella molto graziosa costruita nel 1735 come leggevasi su una pietra apposta sopra, più in alto.