Un dolce addio a Klaus Huber

| Panicale si ferma per salutare un suo illustre cittadino |

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di Stefano Ragni

pubblicato il

Hans Kluber

07 ottobre 2017 10:23:13

Il violino della giovanissima Myriam Rikus suona dall’alto della cantoria l’allemanda della partita in re minore di Bach, la BWV 1004.
E subito dopo le parole del parroco, il giovane don Alessandro:
“Klaus ha testimoniato la sua vita come meglio ha potuto, con la sua musica, con le parole del suo cuore”.

E’ iniziata così ieri pomeriggio, 6 ottobre, la cerimonia di commiato del maestro Klaus Huber Bahk, il musicista svizzero che più di trent’anni fa aveva scelto Panicale come luogo di affetti e di dedizione.
Lui, compositore tra i più prestigiosi del Novecento storico aveva visto la piccola città collinare salendo da Castiglione del Lago, in occasione di un viaggio in Umbria che era un pellegrinaggio sulle orme di san Francesco.

Era in compagnia di sua moglie, la coreana Younghi, anche lei compositrice, anche lei, da subito, sedotta dalla bellezza del luogo.

Trentaquattro anni fa, questo l’inizio del racconto, Huber aveva raggiunto tutti i traguardi di una vita professionale tra le più brillanti.
Dal 1959 era un nome di punta della Nuova Musica e, dopo gli studi a Zurigo con Willy Burkhard e a Berlino con Boris Blacher, due nomi prestigiosi del tempo, aveva agganciato il successo a Roma, al festival della Società Italiana di Musica Contemporanea, con l’opera “Der Engels Anredung an die Seele”.

Per lui, artista bernese, si erano aperte le porte delle istituzioni più prestigiose.
Dal 1964 al ’73 è stato docente nella Musikakademie di Basilea, e, dal ’66 al ’72 del Gaudeamus di Bilthoven. Nel ’69 si inventava i seminari internazionali di Boswil e nel ’70 vinceva a Bonn il premio Beethoven, con la partitura di Tenebrae.
Insegnante dal ’73 al ’90 nell’Istituto di Nuova Musica di Friburgo in Brisgau, è stato fino al 1982 presidente dei compositori svizzeri.

Il sindaco Giulio Cherubini, nel commentare la scomparsa del musicista che tutti i panicalesi amavano, ricorda come quest’anno si celebrasse il 20esimo anniversario del festival “Musica Insieme”, che Huber creò per offrire alla città che ormai considerava sua, una visione internazionale della musica.

E in breve tempo Musica Insieme era diventata una piccola vetrina di novità e di appuntamenti originali e stimolanti, con la coerenza e il rigore di un musicista che non ha mai rinunciato ai suoi principi creativi.

Cherubini conferma il consenso che la sua amministrazione continuerà ad offrire al festival:
“Nacque col sindaco Orlandi – aggiunge Cherubini – e il mio predecessore, il sindaco Luciana Bianchi, nel 2007 ha voluto offrire la cittadinanza onoraria a Huber. Io, da parte mia, l’ho estesa a sua moglie, Younghi nel 2015. La coppia veniva considerata una ricchezza umana della città e si sapeva che tanta loro musica che avrebbe girato il mondo, era nata nella casetta che occupavano nel centro storico. Klaus era una persona amorevole, gentile di spirito e viveva con assoluta semplicità il suo ruolo di grande artista”.

Mentre don Alessandro celebrava la sua messa da requiem, nella cantoria che ospita lo storico organo Morettini, si sono succeduti alcuni musicisti che hanno seguito la giovane Myriam nella funzione di accompagnare l’ultimo viaggio di Huber con la musica.

Quella di Bach, come ha fatto la flautista Claudia Giottoli, con la sarabanda dalla Partita in la minore e un momento di “Oiseaux d’argent”, utilizzando uno spartito del 1977 autografatole dall’autore.
Dopo l’Agnus Dei si sentirà il Lamento di Didone di Purecll, suonato sul traballante Morettini da Leonardo Lollini, il prezioso direttore dell’Accademia degli Unisoni.

Nella chiesa sedevano altri musicisti: Silvio Bruni, il direttore della Scuola dle Trasimeno, il clarinettista Mosè Chiavoni, i pianisti Gregorio Nardi, e Delia Lazar, il cantante Lorenzo Mancuso, più volte ospite del festival.
Tra i banchi, intorno alla signora Younghi, i cinque figli del maestro: Katharina Rikus, Tobias, Michael, Chris e Maria.

Sarà proprio Katharina, dopo la benedizione della salma, a ringraziare tutti coloro che hanno amato suo padre.
Poi ha intonato un “Dona nobis pacem”, melodia di antica tradizione, subito ripresa, in coro, dai familiari. Momento suggestivo e rasserenante di una cerimonia che non voleva essere un cordoglio, ma un mesto, pacato addio.

Mentre il feretro veniva portato all’esterno, Lollini, all’organo, suonava un preludio corale di Bach.
Fuori c’era un sole caldo che ancora indorava i mattoni della Collegiata. Nessuno ha voluto staccarsi dal gruppo.

Sabrina Caciotto, un’addetta dell’ufficio cultura del Comune che da sempre cura le sorti del festival, circonda con un braccio Younghi.
A lei aveva dedicato, lo scorso anno, una poesia “Paper fo piano”, un pezzo della sua raccolta “Nudi e crudi versi”.
Ora Huber tornerà nella sua Basilea, dove sarà tumulato nel cimitero monumentale.