SOLOMEO. Pianoforte e orchestra con Christopher Hintehuber e i Cameristi Perugini

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Le sue mani le avevamo già viste nel film “La pianista”,  macabro romanzo sulla musica schubertiana firmato da Elfriede Jelinek e pellicola curata da Micahel  Haneke, Festival di Cannes 2001.

 

Dal vivo questo bel ragazzo austriaco è un’altra cosa. Oltretutto, come lo abbiamo sentito ieri sera al Cucinelli è apparso un pianista smagliante, pieno di vita, competente sulla tastiera, convincente nel percorso mozartiano che si è scelto.

Lo ha accompagnato una Orchestra da Camera di Perugia in piena forma, concertata, in maniera egregia da Fabio Ciofini.

Tutta la serata nel teatrino del Principe  era di alta levatura stilistica, ma l’accademia non ha rinunciato al piacere di un eloquio disponibile a tutte le orecchie, anche quando si è imboccata la difficile e inusuale partitura della Sinfonia in do minore di Jospeh Martin Kraus.  Decisione lodevolissima, certamente propiziata dalle competenze di Ciofini, perché questa partiturona, dedicata ad Haydn è una di quelle pagine talmente gonfie di “sensibilità” da scoppiare letteralmente nelle mani degli esecutori. Insistendo, sin dalle prime battute, su un tessuto espositivo drammaticamente pulsante, non placata   nel tempo lento centrale,  la sinfonia      manda lampi di furore anche nell’Allegro conclusivo, senza cogliere quel percorso hegeliano di esposizione, antitesi e sintesi di cui sarà maestro Beethoven.

E’l’essenza stessa della forma sinfonica, ma Kraus era un precursore e va apprezzato per quel che ha saputo fare.

Oltretutto Ciofini ha saputo trovare la giusta cadenza per scandire gli accenti a nervi scoperti di cui è intrisa tutta la sinfonia, trovando il giusto equilibrio nel magma rovente dei nembi sonori. Che, dati i tempi in cui è stata scritta, nel 1783, è risultata oggetto di stupore anche al dedicatario, Haydn, che non potrà che rammaricarsi della perdita di un musicista che aveva seguito il re gustavo III alla corte di Stoccolma.  Lì sarà travolto dalle vicende che portarono all’assassinio del sovrano baltico.

Accumulare materiale energetico  senza saperlo poi gestire verso un anticlimax è un errore che mai avrebbe commesso Mozart, il dedicatario della seconda faccia della serata cucinelliana. Della sua produzione giovanile Ciofini ha voluto scegliere la sinfonia K 112. Nella fresca tonalità di fa maggiore, gioia per le orecchie, questa produzione di un quindicenne alle prese con le lusinghe musicali meneghine, sorprende per la perfetta calibratura del materiale che Mozart sceglie e distribuisce tra i quattro movimenti. Pezzo giovanile, è vero, ma già sapiente nel rapporto tra scrittura e ascolto. In coda alla serata, forse in posizione inusuale, ecco il citato solista, il  Christopher iridescente, alle prese con una delle musiche più gaie mai scritte, il Concerto  K 271, detto Jeunehomme, dal nome della destinataria, una leggiadra pianista francese piombata nella cupa Salisburgo a illuminare l’inverno del 1776.

Sarà forse per questo che il Concerto, sin dalla sua esposizione, trasuda ormoni giulivi, caratterizzandosi, nella lunga produzione mozartiana per tastiera e orchestra, come un impertinente Cherubino. E’ suo quel guizzo con cui il pianoforte,  con l’arguzia di una maschera della commedia dell’arte, irrompe sull’orchestra sin dalla seconda battuta, per poi farsi fremente a ogni nuova entrata.

Ma quando la montante sensualità è alle stelle, ecco il “patetico”  Andantino, sulla linea della “sensibilità” di Kraus,  in tonalità minore, quasi una mesta litania su ciò che Mozart non può ancora assaporare: la bellezza femminile. Prima o poi succederà, sembra però dire il pianoforte che ricomincia a spumeggiare nel Rondò conclusivo. Christopher, che aveva tratteggiato il movimento lento con un tocco cantante di rara penetrazione, qui sceglie una scansione ritmica che scompiglia la sempre elegante dizione mozartiana e rischia di scompaginare l’articolazione dinamica. L’orchestra gli sta dietro e porta a regime il suo ruolo.

Un bis di lusso con un Bach da notte di Natale. Con Christopher placato e meditativo su una Sarabanda trasformata in alito di preghiera.

Stefano Ragni