Siamo partiti poco più che ventenni 

| difficile tornare in Italia |

0
3209
italiani all'estero

Redazione Umbria libera

pubblicato il 11 febbraio 2017 12:48:28

Volevamo realizzare sogni, piccoli e grandi, che sembravano impossibili in Italia. La nostra generazione è partita in aereo e con valigie solide e colorate ma non per questo con meno dolore.

Abbiamo imparato a districarci in una burocrazia straniera, a leggere mappe a noi estranee, a vivere in case piccole e costruite male, con gente che non avevamo mai visto.

Siamo andati a lavoro all’alba col buio e col buio siamo rientrati. La luce, se c’era, era un lusso del weekend. Abbiamo imparato a farci capire in una lingua che non è la nostra, a contare il denaro in unità diverse.

Abbiamo lasciato la Lira e non conosciamo ancora le monete dell’Euro.

Ci siamo abituati a sapori esotici, a mangiare il sushi, a pranzare coi sandwich in ufficio. Chiamiamo il caffè espresso e lo beviamo allungato all’americana.

Abbiamo conosciuto il Consolato e ci siamo iscritti all’AIRE, facendo file interminabili per il passaporto.

Abbiamo smesso di votare e di seguire la politica italiana. Ci sono passati davanti Berlusconi, Bossi, Prodi e D’Alema, senza che capissimo bene cosa volessero e perché litigassero.

Abbiamo smesso di guardare la Rai e Canale 5 ma non manchiamo, mai di seguire il festival di Sanremo.

Abbiamo vissuto cercando voli economici su internet, prenotando biglietti con mesi di anticipo.

Abbiamo incontrato centinaia di persone che sono arrivate e molte che sono ripartite, come compagni di carrozza su un lungo viaggio in treno.

Abbiamo amici non italiani, ma siamo sempre e solo con italiani. Ci siamo aiutati a vicenda e anche se abbiamo riso gli uni degli altri, siamo stati per ognuno la famiglia che non era vicino.

Siamo tornati in Italia 2 o 3 volte all’anno e ogni volta ci siamo sentiti più diversi, dicendo sempre più spesso sorry e please.

Ci è mancato il sole e il cibo, i genitori e gli amici e siamo rimasti legati ai nostri ricordi d’infanzia, come sospesi nel tempo.

Abbiamo ancora i nostri amici di scuola e ad ogni rientro mangiamo le cose che mangiavamo prima di partire.

Abbiamo scoperto che l’amicizia è condivisione e abbiamo trovato nuovi veri amici che hanno condiviso le gioie, le sciocchezze, gli imbarazzi, le conquiste e le sconfitte ma soprattutto la malinconia e la nostalgia.

Abbiamo lasciato fidanzate italiane e scoperto il sesso facile.

Abbiamo imparato che siamo i più amati e i migliori amanti del mondo ma abbiamo sempre criticato le donne e gli uomini italiani.

Abbiamo dimenticato la distinzione tra Nord e Sud e conosciuto l’Italiano senza geografie.

Ci siamo sposati in Italia ma i nostri figli sono nati all’estero, spesso da madri non italiane.

Abbiamo cresciuto bambini senza né nonni né zii, che ci parlano in una lingua che non è la nostra, ma che si sentono italiani e tifano per la Nazionale.

Ci siamo sforzati di capire una scuola a noi aliena, che abbiamo pagato ogni anno più di tutta la nostra università. E abbiamo comunque dovuto aiutare i nostri figli a fare i compiti dopo 8 ore di scuola.

Programmiamo sempre il rientro definitivo in Italia, ma ogni anno lo rimandiamo per qualche motivo.
Non abbiamo mai voluto prendere un altro passaporto perché ci è sembrato un tradimento ma alla fine quasi quasi…

Guardiamo all’Italia e facciamo fatica a vedere le cose brutte di cui ci parlano ma sono le stesse che ci hanno fatto partire poco più che ventenni e che in fondo abbiamo conosciuto prima degli altri.

Abbiamo imparato tanto e dato tanto.

Abbiamo rappresentato l’Italia nel mondo e conquistato il rispetto di tutti i nostri colleghi, nonostante la mafia, nonostante gli scandali, nonostante la nostra politica.

Ora forse siamo pronti. Ora forse possiamo contribuire a migliorare l’Italia.

Se solo ci volessero, se solo avessero posto per noi, se solo ci facessero mettere mano alle cose di cui si sono appropriati nella nostra assenza.

Purtroppo però italiani prima di noi avevano capito che “nemo propheta in patria est”. E decine di migliaia di profeti continuano a rimandare un rientro che sembra sempre più difficile.
P.C.

da Facebook
Italian expats worldwide