San Gabriele dell’Addolorata

| e le cartine miracolose |

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di Paola Gualfetti

pubblicato il 28 febbraio 2017 03:07:18

Stanotte ho fatto un sogno, e non è un espediente poetico.

Nella vecchia casa di mia nonna Tosolina, nel cuore della vecchia Montefranco, in Valnerina, ho rivisto il gradino di lucida pietra rosa d’Assisi, che era posto su un basamento di mattoni a lato di una finestra incastonata nel muro.

Lì, accuratamente riposti in una scatola delle scarpe, un uovo che non si rompeva mai, perchè di legno, per meglio riparare i buchi dei calzini, qualche coppia di lucidi, finissimi ferri da calza, svariati gomitoli di cotone, nemmeno colorati, e un periodico, L’Eco di San Gabriele dell’Addolorata.
Un giornaletto smilzo, di carta semilucida, con dentro ben riposto un bollettino postale per le offerte.
Non ne conosco la periodicità, so solo che era l’unico foglio stampato in quella casa di contadini, senza rubinetto, ma solo con una bella conca di rame per l’acqua.

Quel giornale era più del “messale”, che si conosceva a memoria, mentre quell’Eco riportava indietro, in quella terra di sassi, la voce degli scogli del Gran Sasso, di Isola, ove il giovanissimo santo umbro, assisano di nascita, è sepolto.

Non comprendo il perché di tanta devozione, oggi scomparsa, ma che ancora io nutro fortissima, per quel giovinetto raffigurato nei santini con un cuore nero, venato di rosso sangue, che mi suscitava allora più che affetto un certo effetto.

Ma fede e devozione per Lui, così fortemente vissute in quelle terre antiche, non si poneva sotto lente di ingrandimento, anche perché se Isola d’Abruzzo era irraggiungibile per le traversie su stradicciole che si affacciavano su strapiombi narrate da qualche avventuroso, il santuario della Madonna della Stella, tra Spoleto e Montefalco, curato dai Passionisti di san Gabriele, ove, giovane, trascorse anche molti mesi, era la meta abituale delle gite del parroco o di qualche famiglia.

Nonna Tosolina raccontava che ai primi del Novecento vi si era recata con la biga ed il mulo, partendo all’alba, perché bisognava valicare la Somma che, quanto a salita, non smentiva il suo nome.
Discenderla poi era ancora più complicato e gli uomini, da terra, trattenevano a braccia quel motociclo di mulo!
La Madonna della Stella ci appariva così una mitica colonna d’Ercole e Gabriele non solo il santo degli studenti, ma il giovane taumaturgo per ogni male.

A casa mia, però, la fede in Lui univa l’uno e l’altro.
Toccò a mia sorella Luisa, un pochino affannata nello studio, dover sperimentare il miracolo richiesto.

Nel giornale spedito, non so se con un certo supplemento di obolo, c’era anche una bustina, in carta oleata, quasi pergamenata, contenente una minimale quantità di sostanza in polvere, un po’ ferruginosa.

Stava scritto di assumerla o diluita in acqua o da sola.
Mamma, preoccupata per mia sorella che un esito scolastico sfavorevole sarebbe costato onerose ripetizioni a Terni, in estate, pensò bene di “prevenir curando”.

Ci provò anche con me per lenire la mia eterna colite, ma senza esito, mentre Luisa, di indole più docile, dovette consumarla ad occhi chiusi.
Tempo tre, quattro ore e dolori e vomito la fecero torcere.

Scompiglio generale. Il medico Franciosini decretò una sorta di avvelenamento, attendendone solo una spontanea risoluzione, anche fiduciosi che san Gabriele avrebbe dato il suo sostegno.

E la grazie la fece comunque, almeno per i dolori!

Sotto la spinta di quel sogno, ho voluto rivivere oggi un momento di intimità con quel giovanissimo santo, re della gioia e dei piccoli, perché morto a soli ventiquattro anni.

Ventisette febbraio, la sua festa, con la regione Abruzzo in tripudio per Lui, mentre ad Assisi, ove nacque, forse nemmeno una messa.

Ma si sa, anche nella serafica città ubi maior ninor cessat.

Mi sono recata alla Madonna della Stella, bella anche per questo suo favoleggiante nome e, nel sole, quel santuario ottocentesco si apre su un’ampia pianura, ove, in autunno, per quei vigneti in fila come soldati di reggimento, può sentirsi anche odore di vendemmia.

Ma il mio segreto è tutto qui: san Gabriele mi ha fatto una grazia sette anni fa.
Mio nipote si chiama Gabriele, anche se il nome non l’ho scelto io.