Saffa, la fabbrica dei “solfini” a Perugia

Purgotti inventa i fiammiferi igienici

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Porta Sant'Angelo, Perugia all'uscita della fabbrica

L’invenzione di fiammiferi inizia ai primi dell’Ottocento con un grosso handicap che durerà per tutto il secolo.
Il fosforo bianco della capocchia era velenoso. Con gravi conseguenze sia sulla salute degli operai che dei consumatori.

Nel 1869, Enrico Purgotti, docente di chimica farmaceutica all’università di Perugia, conduce le sue ricerche su un tipo di pasta infiammabile, ma senza fosforo. Muore prima di portare a termine la ricerca.

I figli, Luigi ed Attilio, vengono spronati dal nonno Sebastiano Purgotti agli studi della chimica per continuare la ricerca dei padre sui fiammiferi igienici.

Assistente ed uomo di fiducia dei Purgotti è Quintilio Catanelli che, per tutta la vita fino a 71 anni, si occuperà di fiammiferi.

Era l’unico a correre i pericoli dello scoppio e delle ustioni nelle fasi di sperimentazione.

Gli studi dei Purgotti giungono a conclusione nel 1902 con sette brevetti per la fabbricazione anche nei maggior paesi esteri.

Sono i primi fiammiferi non velenosi, appunto chiamati igienici.

Molti i sostenitori dei Purgotti che vorrebbero che si creasse la produzione dei fiammiferi a Perugia.

Si costituisce un comitato promotore il 3 maggio del 1901 con la sottoscrizione di 329 soci per 3mila azioni da 100 lire ciascuna.
Il progetto prevedeva l’impiego di 300 operai per una produzione giornaliera di 1milioni di cerini.

La produzione inizia nei modesti locali di Dottorini che, subito, si rivelano inadeguati.

Nel frattempo con il decreto Pepoli del 1860 che aveva creato la Provincia di Perugia coincidente con l’attuale Regione più qualche comune del Lazio, aveva restituito al Comune molti beni religiosi.

Fra i quali l’ex convento di Sant’Antonio in corso Garibaldi.

La motivazione con cui venne fatta richiesta del convento all’amministrazione comunale, era quella di introdurre un’attività produttiva. In una città assente nel settore commerciale e industriale. E togliere dalla miseria un’ingente quantità di manodopera.

Il consiglio comunale approva la concessione in affitto per 1800 lire all’anno.

Il 25 ottobre 1903 inizia l’attività con 300 operai. Una cerimonia inaugurale con le massime autorità, anche governative.

L’antico edificio ebbe bisogno di molte modifiche per diventare una fabbrica che aveva bisogno di molta aerazione e di molta luce.

Nel seminterrato la caldaia a vapore, i laboratori meccanici e di falegnameria.
Al piano terra tre vani per la preparazione della colla, la depurazione e la decantazione delle materie prime.
Al primo piano il Purgotti aveva installato le attrezzature per le analisi e i controlli, oltre al reparto di lavorazione della cera per il gambo dei cerini.

Nello strato di pasta venivano immerse le estremità dei cerini contenuti in un telaio nel numero di 100.
Poi venivano passati agli essiccatoi e quindi al reparto scatolamento.

L’operaia afferrava la stecca da 100 cerini e li introduceva nella scatola. Era pagata a cottimo. Le più brave facevano 2500 scatole al giorno.
L’alta temperatura dell’ambiente provocava spesso accensioni spontanee dei fiammiferi, provocando ustioni alle mani.
Con il tempo le dita delle operaie prendevano una forma tale da adattarsi al veloce e massacrante movimento.

Sempre al femminile erano i reparti delle intelaiatrici dove il cotone paraffinato veniva tagliato a misura. Quello delle macchine fustellatrici per la scatole. Il reparto Raspante per incollare, su di un lato della scatola, la polvere di vetro per accendere i cerini. Quello delle Marche governative che venivano incollate a chiusura e le etichette societarie. Al termine il reparto pacchi.

A sinistra della portineria di corso Garibaldi c’era la caserma della guardia di finanza e il magazzino del prodotto finito.

La retribuzione giornaliera

Uomini apprendisti e ragazzi sotto i 14 anni 0,75 centesimi
uomini adulti 2 lire
Donne apprendiste O,75 centesimi
Donne adulte 1,25, lire sino a 2 lire per quelle a cottimo.

Nel 1905 comincia a girare la voce di cessione dell’azienda ad una fabbrica di Milano che vuole delocalizzare la produzione di Perugia.
A giugno veniva formalizzato lo scioglimento della Saffa (società azionaria fiammiferi e affini)

Ma i perugini volevano che la fabbrica restasse in città. Nel 1908 occupava 340 persone di cui 270 donne e 34 uomini.
Passati gli anni della prima guerra mondiale, nel 1932 Milano sta per chiudere e vendere la fabbrica di Perugia.

Quando Quintilio Catanelli si ricorda che, nell’atto costitutivo, le condizioni di vendita vietavano la chiusura dello stabilimento perugino.

Il 22 giugno del 1934 il tribunale dà ragione ai ricorrenti e vengono riassunti tutti gli operai.

Ma al Catanelli, sebbene di fatto fosse da tempo capo reparto, non gli viene riconosciuto alcun ruolo se non quello di semplice operaio.

La sua buona memoria, che aveva significato il permanere della fabbrica a Perugia, non era stata gradita a Milano.

Nel 1956, era già in pensione dal 1948, quando il Presidente della Repubblica, lo nomina maestro del lavoro.

Nel 1964 inizia la costruzione del nuovo stabilimento a Ellera di Corciano.
La produzione comprendeva tutti i tipi di fiammiferi in commercio: cerini, minerva, familiari e svedesi.
Entro il 1970 l’entrata in commercio degli accendini a benzina prima, a gas poi, aveva più che dimezzato la vendita dei fiammiferi.
La fabbrica nel frattempo, avendo previsto questo calo di vendite, aveva aperto il nuovo reparto della carta. Utilizzando lo scarto dei fiammiferi di legno. Ma non ebbe molta fortuna.

Le nuove tecnologie avevano messo la parola fine sulla prestigiosa fabbrica perugina, aprendo però altre porte all’innovazione.

 

Stella Carnevali

 

 

Tratto da “La Fabbrica dei fiammiferi igienici a Perugia di Luigi Catanelli” (1974)