Perugia ha tre patroni, tutti vescovi, tutti martiri e tutti santi.

San Costanzo, San Lorenzo e Sant'Ercolano

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L'asino di Sant'Ercolano di Benedetto Bonfigli

San Lorenzo che dà il nome alla cattedrale: narra la leggenda che abbia creato la ricorrenza delle Perseidi del X agosto. Che altro non sarebbero che le scintille della brace accesa sotto la graticola sulla quale il vescovo viene legato e bruciato vivo in quanto cristiano nel 258 d.C.

In realtà i perugini celebrano San Costanzo, il 29 gennaio, a cui è dedicata la chiesa nel Borgobello. Il primo vescovo di Perugia, anch’egli perseguitato dall’imperatore Marco Aurelio. Pare sia stato flagellato e poi immerso nell’acqua bollente da cui sarebbe uscito illeso. Riportato in carcere e aiutato a fuggire. A Trivio, vicino Foligno, viene ripreso e decapitato. A lui è dedicato il dolce tipico detto torcolo di san Costanzo.

Del terzo patrono, sant’Ercolano, sempre vescovo, si hanno anche le prove all’interno della Galleria nazionale: nella sala 21 è possibile ammirare un’altra grande opera di Benedetto Bonfigli: la presa di Perugia da parte dell’esercito di Totila, che riporta la storia del martirio del vescovo di Perugia sant’Ercolano durante l’assedio dei Goti.

Siamo nel IV secolo d.C. e la città è sotto assedio. Si racconta che il vescovo, per far credere agli assedianti che la città avesse scorte alimentari per resistere ad oltranza, facesse mangiare ad un asino le ultime razioni di grano. Per poi gettarlo giù dalle mura e offerto alla vista dei nemici. Totila abbocca e decide di ritirarsi. Ci ripensa, torna indietro, entra in Perugia. Il vescovo, si dice, sia stato scorticato vivo e gettato, come l’asino, dalle mura della città.