Ossessionati da congiure e complotti 

| La dietrologia che impera. Intervista a Alessandro Campi |

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Alessandro Campi

di Cinzia Ficco

pubblicato il 22 marzo 2017 12:08:22

Dice un proverbio cinese: “Un gentiluomo attribuisce la colpa a se stesso, l’uomo comune la attribuisce agli altri”.
Forse davvero bisognerebbe partire da qui per capire i complottisti e quella mania di persecuzione che sempre più affligge questa nostra epoca.

Intanto va detto che è più comodo, è più facile darsi certe risposte bislacche e non comprovate.

In psicologia la sindrome del complotto nasce dal fatto che le spiegazioni più evidenti di molti fatti preoccupanti non soddisfano, fa male accettarle, e dunque viene più comodo e perfino consolatorio, appellarsi alla dietrologia.
In sostanza viene meglio affidarsi a teorie ardite, cioè a quelle tesi sconclusionate che puntano il dito sui “cattivi” che sempre agiscono nell’ombra e stanno intorno a noi.

Fino ad inveire su un mondo occupato da soggetti malvagi e da spietati potentati; sinistri gruppi di pressione a cui si può imputare di tutto, senza beneficio di prova, responsabili di aver determinato il disagio proprio e altrui, la grande depressione e tutti i mali del mondo.

Ed ecco allora che la favola tende a sovrapporsi alla realtà.

L’uomo sulla Luna non c’è mai stato, le Torri Gemelle sono state autodistrutte dagli americani, gli Ufo sono in mezzo a noi, siamo avvelenati dalle scie chimiche, circondati da criptiche scritte sui campi di grano… e via inneggiando alla cospirazione, sempre e comunque con quel piglio di arroganza che accomuna tutti coloro, che pur afflitti, si sentono più furbi degli altri nel comprendere ciò che dietro tutto muove.

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“L’Italia è un Paese pericolosamente incline al complottismo, alla dietrologia, alla misteriologia dai tratti superstiziosi. La schiera dei sospettosi, degli uomini saggi che non la bevono, teorizzati da Giuseppe Prezzolini, s’infittisce di giorno in giorno. Il cospirazionismo è una forma culturale di massa, sinuosa e pervicace, è un esercizio mentale diffusissimo”.
È quanto si legge nel libro “Congiure e complotti – Da Machiavelli a Beppe Grillo”, pubblicato da Rubbettino e curato da Alessandro Campi, docente di Storia delle dottrine politiche, Scienza politica e Relazioni internazionali all’Università di Perugia e Leonardo Varasano, giornalista pubblicista, che ha conseguito nel 2007 il dottorato di ricerca in Storia politica contemporanea presso l’Università di Bologna e che collabora con la cattedra di Storia delle dottrine politiche all’Università di Perugia.

Poco meno di 230 pagine che raccolgono contributi di Raoul Girardet, Richard Hofstadter, Roberto Valle, Valter Coralluzzo e dei due curatori.

A Campi, che definisce il complottismo “autoassolutorio, consolatorio, gratificante e inattaccabile”, abbiamo rivolto alcune domande.

Professore che differenza c’è tra complotti e congiure? 
Le congiure sono un fatto storico, messe in opera da soggetti concreti hanno una finalità politica chiara, si svolgono in contesti ben determinati.
I complotti, invece, si risolvono in semplici fantasie letterarie, in costruzioni fantastiche, che, volendo spiegare tutto e chiamando in causa la responsabilità di soggettivi collettivi astratti e generici, in realtà, non spiegano nulla. Al massimo riescono ad individuare un qualche capro espiatorio sul quale addossare la colpa dei fatti che non si riesce a spiegare.

Dietro chi è affetto da complottismo c’è un paranoico, una persona diffidente, ossessionata e, nello stesso tempo, attratta dal potere. E’ così?
Dietro la visione complottista esiste una particolare mentalità o psicologia, nella quale l’elemento della paranoia riveste un ruolo importante. Nello stesso tempo concorrono mania di persecuzione ed un elemento di frustrazione che dipende da un dato: non voler ammettere che nel mondo le cose accadono indipendentemente da una precisa volontà.

A chi sono stati attribuiti i più grandi mali della storia?
Alla massoneria, ai gesuiti, alla finanzia internazionale, ai servizi segreti, agli ebrei. Pensiamo ai Protocolli dei Savi anziani di Sion.

Come si costruisce un complotto?
Basta avere un po’ di fantasia e qualche lettura alle spalle. Nella parte conclusiva del libro c’è un preciso riferimento a Pasolini. Alludo ad una sua frase, apparsa sul Corriere della Sera del 14 novembre 1974. Si riferiva alla strategia della tensione: “Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi”. E’ una frase in sé irresponsabile e assai ambigua, perché dice che per condannare basta il sospetto.

E come si smonta?
Basta, secondo me, il buon senso.

Ultima curiosità: Perugia è una città complottista?
E’ più città di congiure che di complotti. Basta guardare alla sua configurazione urbana: l’ideale per tendere un agguato, fuggendo nell’ombra senza lasciare tracce.
Oggi, ovvio, non si pugnala più nessuno per strada approfittando del buio, ma si preferisce colpire l’avversario, affidandosi alla maldicenza e al mormorio sotterraneo. Perugia ha subìto per secoli l’influsso negativo del potere papalino. Nulla di strano che abbia sviluppato una cultura civica nel segno della diffidenza, della mancanza di fiducia per il prossimo e del conformismo e del timore a esprimere pubblicamente e alla luce del sole il proprio pensiero.