Note storiche sull’oppio 

Scritto dal professor Vito Peduto

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Vito Peduto

di Catia Fanti

pubblicato il 17 gennaio 2017 12:02:52

“Note storiche sull’oppio”, scritto dal professor Vito Peduto, direttore della Scuola di Specializzazione in Anestesia e Rianimazione dell’Università degli Studi di Perugia, è un interessante e originale volume.

Si tratta di una vera e propria storia generale dell’oppio e del suo eterogeneo utilizzo nel tempo e nei più diversi contesti.

La storia del papavero da oppio è un tutt’uno con la storia umana. L’uso delle sostanze psicotrope nei più diversi contesti, apre infatti una riflessione strategica sulla nostra civiltà e sul suo confronto con le “altre”, quelle cosiddette “esotiche” o “tradizionali” o addirittura “primitive”.

Il libro è stato presentato a Gubbio lunedì 9 gennaio, alla Sala Refettorio della Biblioteca Sperelliana presso la chiesa di San Pietro, alla presenza dell’autore Vito Perduto, del sindaco di Gubbio Filippo Maria Stirati e del direttore Sanitario della Usl Umbria1 Pasquale Parise: interverranno il professor Raniero Regni, Ordinario di Pedagogia Sociale dell’Universita Lumsa di Roma e il dottor Teseo Lazzarini, direttore della Struttura Complessa Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino, che è il promotore e organizzatore dell’incontro con il patrocino del Comune di Gubbio, dell’Associazione Eugubina per la Lotta Contro il Cancro, dell’Associazione “Elisabetta Barbetti”, del Lions Club Gubbio, del Rotary Club Gubbio e del Curar (Collegio Umbro Responsabili Anestesia e Rianimazione).

Il papavero da oppio è un ibrido nato in epoca neolitica nel bacino del Mediterraneo, lungo la linea di demarcazione egeo-anatolica tra la flora europea e quella medio-orientale.
I primi agricoltori iniziarono a servirsene come alimento, stante l’abbondanza di semi ad alto potere nutritivo; e scoprirono presto che l’inalazione del fumo generato dalla combustione delle capsule leniva il dolore fisico e l’angoscia di morte, consentendo al contempo di esplorare l’extra-sensoriale per mettersi in contatto col divino.

Avendo avuto come luogo di nascita le rive di quel mare dove nel corso della storia si sono incontrati più popoli che in qualsiasi altro luogo della Terra, è parso utile ricercare le tracce del suo prezioso lattice nel contesto delle varie civiltà mediterranee, utilizzando tale ricerca come filo conduttore per una rivisitazione della nascita e dello sviluppo della medicina del mondo antico e riservando la dovuta attenzione anche ad altre droghe vegetali nate altrove. Insomma una storia delle droghe esplorata nel contesto del loro originario utilizzo non solo edonico ma anche medico. Quindi, di fatto, anche una storia degli albori della medicina, del suo affermarsi come scienza autonoma  attraverso un lungo e travagliato affrancamento dalla religione e dalla filosofia.

L’opera è la storia del viaggio dell’oppio con l’umanità. Un lungo viaggio che si snoda da una civiltà all’altra: dalla preistoria ai giorni nostri attraversando le grandi civiltà medio-orientali, le dinastie egizie, l’antica Grecia, la Roma imperiale, il Medioevo, il Rinascimento e l’Illuminismo. Un viaggio che accompagna l’uomo nell’evoluzione dei suoi costumi descrivendo come l’umanità ha impiegato “la pianta dal fiore brillante e gentile” nei contesti più disparati e negli utilizzi più eterogenei: dal lenire il dolore e la sofferenza, all’impiego di droga per combattenti, o come “veleno delizioso” o come afrodisiaco o droga della pace. In questo seducente percorso si incontrano una miriade di affascinanti notizie storiche, etnobotaniche, fitoterapiche e farmacologiche unite a curiosità aneddotiche di vario genere. Ma nell’opera viene anche descritta la nascita e lo sviluppo della medicina e il suo progressivo allontanamento dalla divinità, dal mito e dal miracoloso. Una preziosa ed approfondita narrazione della storia della medicina che origina dal miscuglio di pozioni magiche e raggiunge faticosamente il concetto di scienza razionale in cui l’oppio rappresenta il filo conduttore e assume un ruolo centrale grazie agli effetti psicotropi che curano non solo il corpo ma anche l’anima.

Vito Peduto, cilentano di nascita e tosco-umbro di adozione, è professore ordinario di Anestesia e Rianimazione dal 1986. A partire dalla stessa data ha diretto l’omonima di Scuola di Specializzazione prima a Cagliari e poi a Perugia, dove attualmente ricopre anche il ruolo di Presidente del Corso di Laurea di Medicina. Nel triennio 2009-2012 ha diretto la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) e attualmente ne è vice-presidente. Nel corso degli anni ha continuato a coltivare l’amore per la cultura classica nato sui banchi di scuola, mentre si dedicava, sul piano scientifico, all’approfondimento di tematiche inerenti gli aspetti farmacologici dell’anestesiologia.