Il malato immaginario di Dix, cum laude

"Siamo l'esercito del selfie"

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Il Malato immaginario - DixIl malato immaginario di Molière con Gioele Dix, in questa seconda edizione del teatro Parenti, in omaggio al suo fondatore, ha la stessa regista: Andrée Ruth Shammah. Due ore e 35 minuti che volano veloci nell’essenzialità scenografica e nel testo.  Asciugato in modo impeccabile, non solo per mettere al centro, con maggiore forza, la contraddizione che lo stesso Molière recitò poche ore prima di morire: “Guardatemi, sono IO il centro delle attenzioni, se non fossi malato non correreste a far finta di curarmi.  Lo so che sapete che io so di non essere malato. Ma è l’unica recita che mi dà la forza di esistere, con voi e contro di voi”.

Il minimalismo delle scene, pur ricco di simboli messi a nudo, punta il dito, nel testo che miscela sarcasmo e gag, sul potere, in questo caso della scienza medica, che l’uomo che la esercita pretende sia una verità rivelata.

Ma soprattutto, ed è  questo il particolare che mi ha colpito,  Argan nelle mille sfumature che solo Gioele Dix poteva drammatizzare, è contemporaneo in senso letterale.

Se da malato, vero e finto, al centro dell’universo, diventa dottore: “Perché basta una cerimonia e un camice e quelle quattro parole”. Ecco  che l’ipocondria diventa metafora della  persona che si sente esistere, anzi che vuole esistere, solo attraverso quella che ritiene sia la fama e la popolarità.

E per fare il personaggio “basta una cerimonia, un camice e quelle quattro parole”.

N’est pas?

 

 

***

Una produzione Teatro Franco Parenti al teatro Morlacchi il 21,22, 23 novembre

di Molière
regia Andrée Ruth Shammah
traduzione Cesare Garboli
con Gioele Dix
e con Anna Della Rosa, Marco Balbi, Valentina Bartolo, Francesco Brandi, Piero Domenicaccio, Linda Gennari, Pietro Micci, Alessandro Quattro, Francesco Sferrazza Papa
scene e costumi Gian Maurizio Fercioni
musiche Michele Tadini, Paolo Ciarchi
luci Gigi Saccomandi