L’Umbria magica 

| Grotta della Sibilla, Lago di Pilato |

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Lago di Pilato

di Stella Carnevali

pubblicato il 01 agosto 2017 08:22:55

Perdersi nella natura. Questa l’emozione che si prova in pochi luoghi al mondo. Nel sito www.caiperugia.it si trova il calendario completo delle escursioni 2017. Con programmi per esperti, alle prime armi, per famiglie, per bambini. Due le grandi storie miste a leggenda che si intrecciano intorno al monte Vettore della catena dei Sibillini.

Una di queste è la grotta della Sibilla o delle Fate. Si narra che vi abitasse la Sibilla appenninica e che la grotta non fosse che l’ingresso al suo regno sotto terra.

Venivano da tutte le parti per sentire i suoi responsi. Sarebbe stata una Fata veggente con conoscenze superiori in materia di astronomia e cure mediche. Molte le citazioni letterarie dei viaggiatori sin dal Medioevo.

Vivevano con lei le fate che uscivano solo di notte per rientrare nella grotta all’affacciarsi dell’alba. Si spostavano fino al lago di Pilato per immergersi, arrivando fino ai piedi del Monte Vettore attraversando il pian Grande, il pian Piccolo e il pian Perduto.

Nell’antichità insegnavano alle ragazze l’arte della filatura e della tessitura della lana. Ma anche, si dice per conoscere i giovani pastori. Quando la luna piena illuminava tutto, amavano danzare. C’è chi sostiene che prendendo a prestito i cavalli, andassero nei borghi per ballare il saltarello.

Sono sempre descritte come giovani belle, con lunghe gonne da cui spuntavano i piedi caprini che non potevano mostrare agli uomini, la discesa delle fate era preceduta dallo zoccolare dei loro passi.

E qui i sortilegi si moltiplicano. Gli uomini che pensavano di potersi intrattenere con loro, in realtà una volta incontrate le fate, non avrebbero più fatto ritorno. Sarebbero però diventati immortali, ma costretti a vivere con loro nelle profondità delle grotte del Vettore.

C’è chi giura che ancora oggi le fate diano segni della loro presenza come luci in lontananza che attraversano la montagne, le trecce raffinate della criniera con cui tornavano a casa i cavalli dopo il pascolo.

Ma non vissero sempre felici. Nel periodo medioevale dei lunghi pellegrinaggi, i predicatori e qualche santo, le trasformarono in figure del demonio costringendole a non farsi più vedere dagli esseri umani. Figlie del demonio per i piedi caprini e streghe perché donne.

Il lago di Pilato
Un’esperienza mozzafiato. Si fatica per raggiungerlo, ma dopo è come vivere un’estasi completa. Una
vertigine vera e propria, quando compare all’improvviso, tra le pareti verticali sotto la cima del Vettore.
E’ l’unico lago glaciale di tipo alpino presente negli Appennini. Lo si scopre dall’alto, ed è anche chiamato il lago degli occhiali perché si presenta con due pozze di un azzurro intenso e trasparente. Una pozza è circolare, l’altra a forma di cuore.

Non ci si può avvicinare più di tanto ed è vietato immergersi. Per proteggere un minuscolo abitante coraggioso. Il Chirocefalo di Marchesoni, un piccolo crostaceo dal colore rosso che misura al massimo 12 millimetri e che si muove nuotando sul dorso.

La tradizione ne parla come luogo magico e misterioso. Si chiamerebbe di Pilato, sì proprio Ponzio Pilato, che subì due condanne da Tiberio: pena di morte e dispersione del cadavere con divieto di sepoltura. Così le sue spoglie vennero affidate ad un carro di bufali senza meta. Carro che sarebbe precipitato nel lago dalla cresta della cima del Redentore.

Anche qui leggende e stregonerie e divieti di frequentazione.

Ne parla persino lo scultore Benvenuto Cellini in visita a Norcia. Sarebbe stato avvicinato da creature magiche mentre vagava tra i sentieri del Vettore.

Da Wikipedia si legge che” il lago di Pilato era circondato da mura imponenti e sorvegliate. Nessuno poteva oltrepassarle e chi osava farlo veniva rapito da forze misteriose e maligne a meno che non fosse stato un Negromante. Costui, dopo aver fatto tre cerchi in terra, si posizionava sul terzo e chiamava il demone con il quale desiderava entrare a patti. In questo modo riusciva a comunicare con lui. Il demone si impegnava a prestare per intero la sua opera malvagia mentre il Negromante
doveva donare in cambio la sua anima.

Ogni anno gli abitanti di Norcia sceglievano un delinquente e lo facevano gettare nel lago come tributo ai demoni contro le tempeste e le calamità naturali che frequentemente devastavano il territorio”.

Le manifestazioni della natura, e tutto ciò che era misterioso e inspiegabile veniva tradotto secondo i crismi della religione cattolica, soprattutto nei primi secoli dopo l’anno Mille.

Il male ed il bene, il regno della luce e quello delle tenebre convivono così nel contrasto, sui Monti Sibillini come tra gli uomini: il Pizzo del Diavolo è sormontato dalla Cima del Redentore che a sua volta domina il lago di Pilato. Alla tenebrosa gola dell’Infernaccio ecco il vicinissimo santuario della
Madonna dell’Ambro.