L’Umbria a rischio alluvione

| Zero controlli, paura di perdere voti |

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di Stella Carnevali

pubblicato il 11 settembre 2017 12:35:34

I Sindaci sono i primi garanti della prevenzione. Parliamo della Valle Umbra, abitata da 150mila persone e che si estende da Spoleto fino a raggiungere Ponte San Giovanni nella Valle del Tevere.

Questa pianura era detta alluvionale o acquitrino che i romani, all’epoca avrebbero bonificato.

Resta il fatto che se scaviamo, ancora oggi, per pochi metri in profondità, troviamo l’acqua.

Tanto che nei piani regolatori dei Comuni di questa Valle è vietato costruire scantinati.

Ma non c’è stato mai un caso di accertamento e successivo provvedimento di eliminazione dell’abuso edilizio così pericoloso, come dimostrano i morti di Livorno.

Provvedimenti che andrebbero adottati anche quando la pericolosità idrogeologica sia intervenuta dopo aver costruito a norma.

Ma, per antica cultura contadina, allo scantinato, poi trasformato in taverna, a volte anche piano abitato per non usurare quello superiore, non è stato possibile rinunciare.

Così, con la complicità dei progettisti, delle ditte costruttrici e della miopia dei funzionari dell’urbanistica, si seguiva e forse si segue, questo rituale.

Una volta saputa la data in cui il controllo comunale avrebbero verificato l’aderenza alle normative della costruzione e, conseguente emissione dell’abitabilità. Veniva ordinata la quantità di terra necessaria a nascondere alla vista quanto abusivamente era stato scavato nel sottosuolo.

Ottenuta la certificazione di idoneità abitativa, la terra veniva rimossa e voilà ecco un altro piano con le finestre in alto a vasista, e lo spazio per fare delle feste o addirittura per viverci. Ma anche una tomba da lasciare in eredità.

Non sono poche le abitazioni che si sono dotate di pompe per espellere l’umidità e l’affiorare dell’acqua in questi scantinati.

Negli anni 2000, con finanziamento della Regione, sono state create le vasche di compensazione intorno al Fosso Renaro piccolo corso d’acqua del Subasio. Ma non è tutto.

In prossimità dell’Eremo delle Carceri, ci sono quattro grotte, due delle quali attraversate da acqua ogni 20-25 anni durante le piene del Fosso delle Carceri;
si ritiene che, all’interno di questa zona, vi sia un serbatoio naturale di raccolta delle acque piuttosto grande.

Un fenomeno della portata saltuaria delle acque che non riguarda solo il Fosso delle carceri, ma anche il Fosso Renaro che ebbe una piena catastrofica nel 1911, riconoscibile nel profondo solco scavato dall’acqua nella parte terminale ed un’altra manifestazione a suon di pietre e detriti, negli anni Sessanta, ai danni di Capodacqua d’Assisi e Capitan Loreto di Spello.

Questi i comuni e le frazioni interessati.

Bastia Umbra, Bevagna, Castel Ritaldi, Spello, Trevi e Montefalco. Lungo le direttrici stradali della Flaminia e della Centrale Umbra comprende gli abitati principali di Spoleto, San Giacomo, Campello sul Clitunno, Borgo Trevi, Matigge, Sant’Eraclio, Foligno con le sue frazioni contigue, Spello, Capodacqua, Santa Maria degli Angeli, Assisi, Bastia Umbra, fino a raggiungere Ponte San Giovanni nella valle del Tevere.