La Traviata della banda di Cannara

Successo del soprano Tullia Mancinelli

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1852

di Stefano Ragni – Una Traviata con la banda, come si faceva nei tempi passati. Quando la banda di paese era un veicolo insostituibile di idee musicali, di conoscenze, di diffusione e di aggiornamenti. Entrando  nel suo 175esimo anno di attività il Concerto Musicale che si intitola al nome di Francesco  Morlacchi  ha voluto vestire i panni della festa con un bellissimo arrangiamento della Traviata, l’opera che più emblematicamente rappresenta i palpiti, le passioni e la commozione degli italiani del ceto medio, disponibili a sognare di brindisi e di feste, ma consapevoli della miseria e del dolore che si cela sotto le apparenze di una vita  dissipata e priva di valori.

Un ruolo di denuncia e di verità che la Traviata riveste fin dal marzo del 1853, quando fu fischiata dal pubblico del teatro La Fenice di Venezia, allora in mano all’Austria,  spaventato e irritato dalla realtà dell’immutabile, ma occulto  mondo della prostituzione che si celava sotto i gorgheggi della bella e appetibile Violetta.

Ieri sera, nella grande sala messa a disposizione dell’Avis, un ampio locale a capriate di legno, ben riscaldato e occupato da tavoli come si fosse in un antico café-chantant, la filarmonica cannarese ha suonato sotto la direzione del suo maestro storico, Franco Radicchia, un musicista serio e bel preparato che merita tutta l’attenzione per le molto iniziative che attua con competenza.

La risposta dalla banda è stata smagliante e, per dirla con un parola del libretto della Traviata, “altèra”. Poco più di trenta musicisti, opportunamente selezionati dal maestro attuale, Francesco Verzieri, che ha fatto suonare solo i ragazzi che si erano impegnati nelle prove di studio. Cosa che ha garantito un ottimale senso dell’intonazione e una disponibilità all’amalgama strumentale collaudato da una preparazione condivisa. Condizioni rese possibili anche dalla presenza, tra i leggii, di molti giovani, se non giovanissimi: tra loro un bombardino di appena tredici anni.

Seduto a uno dei primi tavoli erano il presidente dell’ANBIMa regionale, Giorgio Moschetti e il venerando e memorabile “dottor” Alberto Giglietti, l’anima pulsante e appassionata che per anni ha rivestito il ruolo di presidente del Concerto Musicale, facendo della consapevolezza dei musicisti, della loro crescita e del continuo ricambio le condizioni di una vitalità che appare oggi in tutta la sua concretezza.

Il soprano Tullia Mancinelli

Protagonista indiscussa dell’opera è stata Tullia Mancinelli, il soprano reduce dalla fortunata apparizione nella Salomè diretta da Dario Argento ad Assisi. La sua Violetta è risultata veemente e appassionata, ribelle al suo destino, focalizzata in una vocalità brunita e corposa anche nelle frequenti agilità a cui Verdi sottopose una voce che, nei tre atti, dovrebbe quasi avere tre registri diversi. Accanto a lei il tenore Paolo Macedonio e il baritono Luca Ludovici, belle presenza timbriche in grado di misurarsi con le sonorità della banda che non erano poi del tutto tenui.

Alla fine dell’opera, che veniva suonata sulla partitura Scomegna adattata per banda da Lorenzo Pusceddu, un grande amico della banda cannarese, il presidente Andrea Mercanti, un giovane professionista che side anche tra i leggii dei  clarinetti, ha fatto portare tra i tavoli pasticcini e calici di spumante, come in una grande festa cittadina. Bicchieri alla mano si replica il brindisi e si continua ad applaudire uno spettacolo ben riuscito.