La Torre Torta a Vernazzano 

| La torre pendente sul Trasimeno |

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Torre pendente di Vernazzano

Redazione Umbria Libera

pubblicato il 19 aprile 2017 08:49:01

Se pensate che la Torre di Pisa sia pendente, non avete visto quella di Vernazzano. Certo, la Torre di Pisa è molto più suggestiva, ma la Torre Torta è dimolto più pendula. La cosa non è certo voluta, bensì è frutto degli accadimenti nefasti che si sono abbattuti sul piccolo borgo di Vernazzano, fra Passignano e Tuoro sul Trasimeno, lungo la SS 75 bis.

In antico, il luogo vide il transito delle truppe fenicie di Annibale, che nel 217 a.C. combatterono l’esercito romano comandato dal console Flaminio, nella battaglia del Trasimeno – dove i Romani presero una batosta epocale.
Il Lago Trasimeno era al confine tra Perugia e Cortona e, lungo le strade che univano i due contadi, sono ancora oggi visibili molti castelli che le dominavano (Monte Ruffiano, Monte Gualandro…). Una delle tre direttrici fra l’Umbria e la Toscana comprendeva l’abitato di Vernazzano.
Il castello fu costruito in cima ad uno sperone roccioso a 430 metri s.l.m.; aveva una pianta grossolanamente triangolare ed era accessibile dal lato nord, guardato da due torri. All’interno della rocca sorgeva la piccola chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo. A settentrione, fuori dalle mura, c’era una piazza più ampia che ospitava una piccola chiesa (Santa Maria delle Trosce), un ospedale ed alcune abitazioni.

Nel 1098 il castello, che apparteneva alla famiglia dei feudatari Marchiones, venne ceduto all’Abbazia di Petroia, della diocesi di Città di Castello. Nel 1202, l’Abate Manno ne fece dono al Comune di Perugia. Nel 1383 venne occupato dalla famiglia dei Michelotti e i perugini dovettero pagare un forte riscatto per riaverlo. Nel XIV secolo le sue difese furono ristrutturate e migliorate: tra queste c’era la famosa torre di guardia.

Data la sua particolare posizione, Vernazzano divenne un centro militare ed economico importante, prosperando e raccogliendo intorno a sé, come raccontano le cronache del Trecento, una cinquantina di famiglie. Tuttavia il territorio nel Trecento patì un forte calo demografico, dovuto al quasi perenne stato di guerra, alle epidemie ed alle carestie: nel 1527 Matteo dall’Isola Maggiore lo descrive, nella sua Trasimenide, come oramai in declino e pressoché spopolato. Nel XVII secolo il percorso su cui il maniero si trovava perse importanza a causa della Guerra di Castro (1643), tra le nobili famiglie dei Barberini e dei Farnese, in cui fu coinvolto anche il Granducato di Toscana. Il traffico di uomini e merci venne così gradualmente a cessare, in favore della direttrice di Montegualandro.

Nel XVIII secolo il castello fu distrutto da un sisma che, con l’aiuto delle frane causate dal torrente Rio e dal suo affluente Tegone, ai piedi del maniero, piegò la Torre alla inquietante angolatura attuale.

Il castello è ricordato nel dipinto di Anton Maria Garbi (1769), custodito nella chiesetta che si trova più in basso: raffigura il Demonio atterrato da San Michele Arcangelo, e sullo sfondo si può vedere lo sperone di roccia sul quale la piccola rocca sorgeva.

foto di Andreas Aldebaran
dal sito Umbria curiosa.altervista.org