La Filarmonica di Marsciano suona per Santa Cecilia

Bellissimo concerto della banda sul palco del teatro Concordia

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Filarmonica di Marsciano

di Stefano Ragni – Giovani a non finire sul palco del teatro Concordia, ieri sera, il 24, per il tradizionale concerto di Santa Cecilia. Una presenza forte e caratterizzante che fa capire come una banda nata nel 1803, quando anche l’Umbria era sotto Napoleone, oggi sia un nucleo di evidenti presenze giovanili. E il ricambio e l’apporto generazionale, come si sa, sono la vita e l’essenza stessa di una banda.
Qui a Marsciano la Filarmonica non si fa mancare niente per incidere  sulla realtà territoriale. Ha una presidente giovanissima, Giulia Pellicciari, che suona tre le file delle trombe,  ma sa anche impugnare il microfono con disinvoltura ed efficacia.
Dai flauti viene la voce di Elisabetta Brenci che, opportunamente, accompagna gli spettatori nel percorso tra gli autori del programma. Il maestro, Antonio Diotallevi opera con estrema serietà e mette a frutto i suoi studi in Conservatorio  dirigendo con funzionalità e con idonea risposta strumentale.

E ci sono anche i debuttanti, che provengono sia dalla scuola della Filarmonica che dalle scuola media cittadina: per la circostanza erano Valentina Antonelli e Marika Notttoli al flauto, e Pierluigi Lemmi al clarinetto. E c’è anche un solista di lusso, il trombonista Gianni Germini, che imbraccia lo strumento per una decisa versione di uno dei più preziosi concerti per il suo strumento, quello  che nel 1878 scrisse Nicolaj Rimskij Korsakov, ufficiale della marina imperale russa.
Con una intelaiatura così soddisfacente ieri sera mancava solo la voce della politica: avremmo gradito una presenza istituzionale dell’amministrazione comunale che sottolineasse il legame tra la Filarmonica e la comunità.
La musica ha messo la sua voce per gestire un pacchetto di presenza importanti, a cominciare dalla iniziale suite da West Side Story, la saga di amori tra Tony e Mary con cui, nel 1957, Leonard Bernstein si assicurò un posto anche nei movimenti civili americani. Del 1901 è invece la celebre Pomp and Circumstance di cui molti conoscono solo la seconda parte. Quando la scrisse Edward Elgar mai avrebbe immaginato che la sua marcia, più pomposa che militare, sarebbe diventata, dopo aver marcato la dignitosa resistenza inglese all’aggressione hitleriana,  anche un inno con cui negli Stati Uniti si sottolineano le cerimonie di laurea universitaria, e finanche una litania cattolica di dubbio gusto.
Ma i filarmonici marscianesi  se la suonano con piacere, prima di planare sulla ouverture da concerto Ros Roy. L’ha scritta Jacob de Haan, uno dei maestri della modernità. La sua incisiva azione di rinnovo del repertorio bandistico fa storia e la pagina, colorita e variegata per l’appropriato uso dell’organico,  risale al 1997,  quando fu scritta per una prestigiosa università di Brisbane. Se non andiamo errati nel 2007 lo stesso maestro diresse la formazione marscianese in un concerto a Villa Fidelia, e questo fa storia.

La seconda parte del concerto si è aperta con un classico del vecchio repertorio bandistico, la ouverture dell’operetta Cavalleria Leggera, gioia dei suonatori e del pubblico. L’istriano Suppé la scrisse nel 1866 momento quanto mai inopportuno per la batosta che l’Impero aveva subito nella guerra coi Prussiani. L’operetta sparì, ma la sinfonia rimase.
Percorso finale in crescendo con le musiche di scena di Les Miserables di Boublil e Schoenberg, e siano nel 1980, con Wave di Jobim, il maestro della bossa-nova e con il medley di America Graphity, una compilation  di jazz ad alto livello con cui la Filarmonica chiude il suo appuntamento col teatro civico.