La Camerata Bern al Morlacchi di Perugia

Grande classe e alti livelli esecutivi

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di Stefano Ragni

I concerti degli Amici della musica

“Ci sono pochi complessi da camera in grado di suonare senza direttore: ricordiamo, qui a Perugia, l’Orpheus ensemble e i St. Marriner in the Fields, protagonisti di serate mozzafiato,col primo violino che, come nei tempi antichi, fungeva anche da direttore.

Gli archi della camerata Bern, dal lontano 1962, si sono mossi su questa linea con risultati eccellenti.  L’esecuzione diventa un prodotto collettivo, ogni strumentista è singolarmente motivato da una partecipazione attiva e consapevole. E poi, a monte, c’è la selezione  che sceglie esecutori di spessore.

 

Tale è senza dubbio il primo violino e concertatore del complesso, l’austriaco Erich Höbart, esperienze di “spalla” del Concentus Musicus, dei Wiemner Simpohoniker, del sestetto d’archi do Vienna, fondatore del quartetto Mosaique. Un grande musicista che preferisce rimanere sottotraccia, tanto da non aver voluto un curriculum stampato sul programma di sala. Circostanza che depone a favore di uno dei non pochi “eroi” del sommerso musicale, gente che opera senza chiacchiere e senza orpelli.

 

Che le qualità del violinista austriaco siano tra le più preziose reperibili nel settore è indubbio: ma la sua trasparenza e la sua contabilità sono quelle di tutto il complesso che nel pomeriggio di domenica scorsa, al teatro Morlacchi,  ha   reso prezioso un appuntamento di una stagione che sta procedendo col vento in poppa e con l’asticella del livello di qualità sempre più alta.

 

Concerto in un certo senso coraggioso perché i sei movimenti del Divertimento K 334, di Mozart coi suoi quarantacinque minuti di durata, i salisburghesi ospiti della famiglia Robing von Rottenfeld, ricconi del ramo miniere, se li ascoltarono certamente parcellizzati, sciamando magari nei giardini della residenza di stile rococò. Per noi, incollati alle poltrone, si è trattato anche di un esercizio di pazienza, perché in realtà si tratta, praticamente di un quartetto d’archi ampliato, con due corni di supporto che si sentono e non si sentono.

 

Certo, a voler leggere tra le righe anche in questa musica che doveva essere di intrattenimento, un po’ cose si fa oggi nelle ville di lusso, ai bordi delle piscine, con complesso rock e volumi sparati alle stelle, Mozart, che probabilmente era tra gli esecutori,  ci mette di suo la genialità. A parte il Minuetto, conosciutissimo, emblema di un’età dell’oro della cipria e dei merletti, ci sono un Tema con variazioni e un rondò finale che sono complessi e metamorfici e, con la loro scrittura concentrata,  non indulgono certo al passatempo ozioso.

 

Fatte le debite distanze cronologiche e ambientali questo Divertimento è antiquariato di lusso e la sua esecuzione è stata musealizzata a oltranza. Ma tutto il programma, ridotto alle dimensioni dell’orchestra d’archi risentiva di una omogeneità di timbri.

Anche il Boccherini iniziale, una Sinfonia in la maggiore, la G 498, nella  versione elettrizzante che ne hanno dato i bernesi, era degna del migliore applauso. Certo, di questo autore lucchese, il Goldoni della musica del Settecento, bisogna sempre aspettare presentazioni di rilievo da parte di formazione estere.

 

La presenza solistica di un violoncellista come Julius Steckel, aitante ed elastico nell’arco, spericolato nei passaggi alti sul ponticello, ha animato un Haydn del Concerto in re maggiore. Concedendoci come fuori programma, a sorpresa, anziché il Bach decontestualizzato, il Prokofiev della marcetta di For Children.  Uno sberleffo all’accademia e una strizzata d’occhio alla simpatia.”