Intervista a Eugenio Guarducci 

«Umbria, cornice perfetta per ogni iniziativa» |

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Eugenio Guarducci

 

di Stella Carnevali

pubblicato il 08 luglio 2017 16:01:52

Eugenio Guarducci, patron di tantissime iniziative di successo in Umbria e non solo.
Da Eurochocolate, a Glueten Free, a Piacere Barbecue, tanto per citarne alcune, per non parlare delle iniziative sulla birra umbra.

Se tantissima gente ha conosciuto Perugia il merito è anche suo.

Ma Eugenio Guarducci non smette mai di stupire.

Ce lo siamo ritrovato assessore alla cultura e al turismo della città di Assisi, che dire impegnativa per quello che rappresenta nel mondo è proprio un eufemismo.

Mentre matura il secondo anno come direttore artistico del Todi Festival.

Viene spontaneo chiedergli: ce la fa a seguire tutto?
«Tra i tanti difetti che mi riconosco ho il pregio di delegare. Non faccio cose che so di non saper fare.
In tutto questo c’è la mia anima curiosa che vuole investigare, indagare.
Gli incarichi di Todi e di Assisi mi sono arrivati all’improvviso. Non l’avrei mai pensato».

Proprio per la sua esperienza imprenditoriale e variegata, le chiediamo: non sente anche lei il bisogno di una regia più coordinata per stabilire con più oculatezza le date degli eventi in Umbria?
«I grandi Festival che collidono sono Umbria Jazz e il Due Mondi.
Ecco in questo caso eviterei la sovrapposizione e farei durare qualche giorno di meno quello di Spoleto.
Magari si può pensare ad un passaggio di testimone, uno smette… l’altro comincia.
Umbria Jazz ha sempre le stesse date, è più ballerino il Due Mondi.
Non penso che si sia fatto apposta, piuttosto potrebbe essere dovuto a motivi logistici e di date messe a disposizione dagli artisti.
Mentre per manifestazioni più a carattere folcloristico e rievocativo, che hanno un altro tipo di pubblico, come per esempio “Le Infiorate di Spello”, “Le Gaite” e “La Quintana”, penso che sia giusto concentrarle in un certo periodo, così da far fermare il visitatore più a lungo, perché avrebbe più cose a disposizione, più possibilità di scelta e un plafond ricco che gli permette di decidere di partecipare secondo i propri gusti e le proprie esigenze».

Quanto vede cambiata l’Umbria in questi ultimi anni sotto il profilo culturale e artistico?
«L’Umbria è una terra che ha una capacità produttiva di eventi artistici enorme. Anche se si sente l’esigenza di dare spazio a realtà innovative, e penso a Dancity di Foligno, tanto per fare un esempio.
I cinque festival umbri che vengono presentati ogni anno a Roma hanno un’età media di mezzo secolo. In questo caso rischiamo di fornire un’immagine culturale datata.
Solo per il fatto di aver dato l’incarico di direttore artistico a Joseph Grima, un grande talento nato nel 1977, per fargli coordinare UniversoAssisi 2017, (il Festival che dal 20 al 23 luglio racconterà in modo inconsueto una città ricca di tesori storici e naturali), ho di fatto abbassato l’età media di 11 anni, portandola da 55 a 44».

Secondo lei, come si colloca la formula turismo-cultura nel Pil dell’Umbria?
«Ne è il pilastro. Una volta vedevamo fumare le ciminiere, ora devono fumare i cervelli. Partendo dal fatto che qui c’è un patrimonio storico-artistico che pochi altri posti al mondo possono vantare».

Ma non le sembra che l’Umbria abbia un passo troppo slow?
«Non c’è dubbio. Basti dire che solo per cambiare il nome all’aeroporto ci abbiamo messo 20 anni.
E’ stato il tema di uno dei miei primi articoli che ho scritto per il Corriere dell’Umbria.
Quando non hai fame, non inventi.
Adesso la fame morde, e questa regione non sarà in grado di ripartire come altre nella crescita se non si decide a metter in moto in fretta tutte le sue risorse migliori.
Per questo, al di là delle diverse posizioni politiche, dobbiamo costruire insieme una exit strategy.
Funziona così: la politica individua i bisogni e le strategie. Poi devono essere tecnici competenti a realizzarli. Chiamati anche da fuori, così come ha fatto il ministro Franceschini per i musei.
Perché chi viene da un’altra realtà è in grado di cogliere sfumature diverse che noi non vediamo più.
E soprattutto sono privi di pregiudizi e di campanilismi».

Qual è il punto critico dell’Umbria?
«Il difetto di sempre, quello della sua raggiungibilità.
E’ vero che se ci sono le motivazioni la gente viene lo stesso, ma creare migliori condizioni di viabilità favorisce gli umbri e chi viene da fuori.
Subito andrebbe risolto l’annoso nodo ferroviario e quello dell’aeroporto.
In modo che ci si colleghi sempre con Roma, sì da poter raggiungere da lì qualunque meta.
Per quanto riguarda un mezzo di trasporto volante su cui poter sempre contare… beh alla fine facciamo una colletta, compriamo un aereo nostro e non ci pensiamo più».

E per quanto riguarda il raccordo Bettolle?
«Sono molto preoccupato, non solo perché è già congestionato dal traffico, essendo un raccordo e insieme la tangenziale di Perugia, ma ora ci si deve aggiungere l’insediamento dell’Ikea, una realtà fortemente attrattiva che potrebbe saturare del tutto questo tratto già complicato.
Sì, hanno detto che faranno la bretella… E allora diciamo così: che prima si faccia la bretella poi l’Ikea.
E’ chiaro che in qualunque altro posto l’avessero messa la gente ci sarebbe andata comunque. Ma si parla di 200 assunti, digeriremo anche questo».

Parliamo del suo ruolo di assessore ad Assisi.
«Mi piace pensare che questo nuovo format del Festival Universo Assisi, dal 20 al 23 luglio, abbia successo proprio per la sua formula variegata: musica contemporanea, poesia, letteratura, filosofia, cinema di animazione, teatro, architettura e danza. Per quattro giorni arti performative dalla dirompente portata contemporanea, saranno protagoniste, e tutto questo contribuirà a far conoscere al pubblico anche i luoghi meno consueti e più affascinanti del territorio assisano».

Ci anticipi una pillola?
«Le potenzialità sonore del Mortaro Grande, una dolina del monte Subasio, che farà da cornice al concerto di musica sperimentale “Lo soffia il vento”, con il pianista e arrangiatore Ramberto Ciammarughi, con Dj Ralf featuring Gianluca Petrella e il quartetto di percussioni Tetraktis Ensemble e Novamusica.
Poi di certo sarà di grande impatto visivo la rassegna dedicata al Cinema d’animazione d’autore. Stiamo parlando di una selezione effettuata tra i migliori cortometraggi provenienti da tutto il mondo, curata da Joseph Feltus, con Igor Prassel».

Diceva che non si sarebbe mai sognato di fare l’assessore…
«E’ vero, è successo per caso. Quando ci sono state le amministrative, la sera dello spoglio ho lanciato un twitter che diceva: “Se fossi di Assisi farei una scelta che mi “proietti” verso il futuro”.
D’altronde Bartolini è molto più anziano e aveva già fatto vari mandati, mentre Stefania Proietti ha 41 anni e molte energie. Premetto che non la conoscevo.
Poi il twitter si è viralizzato. Stefania Proietti è stata eletta e quando è diventata sindaco mi ha chiamato.
Un incarico che mi rende felice ed orgoglioso. I miei figli sono nati ad Assisi, i miei genitori erano di là. Ho accettato con entusiasmo».

Andiamo sul Festival di Todi…
«Beh di certo l’anno scorso è stato un inizio particolarmente difficile. Ricordo che Spada e il sindaco, durante una cena a cui mi avevano invitato, mi proposero di accettare il subentro. Mancava solo un mese e mezzo all’evento. Ho detto di sì con l’idea di portare avanti il lavoro svolto dal mio predecessore, e dunque studiando quello che aveva fatto Silvano Spada nel passato, operando nel segno di una continuità che non andava alterata.
Da quest’anno si può dire che inizia la vera trasformazione, quella che io chiama “insalata” di Todi.
Perché oltre a tenere conto delle precedenti esperienze abbiamo introdotto delle novità concepite con l’intento di intercettare target diversi di pubblico».

Un esempio?
«Si sono fatte delle scelte tenendo presente quello che a Todi si può fare.
Sì ad un Vecchioni, no ad un Alex Britti.
Esempio di innovazione è “Todi Off”, un progetto di Roberto Biselli, personaggio dal carattere complicato, ma che ha avuto una buona idea.
Poi insieme a questo c’è ben altro. C’è la vita quotidiana con un buon piatto e buon bicchiere di vino, l’accoglienza della gente e quel valore aggiunto dato dal fatto che tutto intorno non ci sono periferie urbane degradate che stonano».

Nel frattempo a Todi è cambiato il sindaco.
«Appena l’ho saputo ho rimesso nelle sue mani il mio incarico. Sono molto soddisfatto che Antonino Ruggiano mi abbia riconfermato.
D’altronde io non ho tessere, non faccio salotti, non appartengo a nessuna lobby. Può essere una forza e una debolezza insieme. Ma la qualità di saper organizzare, quella almeno mi viene riconosciuta».

Tante scelte, spesso fatte su fronti diversi, ma tutte legate da un unico filo conduttore: una grande passione per questa terra.
«Non c’è dubbio! Siamo dei privilegiati a vivere in Umbria. Basti dire che ogni mattina quando questo gioiello di Assisi mi viene incontro mi viene la pelle d’oca».

Una pillola sul Festival di Todi? 
«Uno spettacolo per 7 persone, con un pulmino che va da Todi a Perugia. Si racconta una storia mentre tutto intorno c’è una cornice meravigliosa che continuamente cambia e aggiunge emozioni e sensazioni ad ogni parola».