In attesa di Sgarbi su Caravaggio 

| Invidia di Giovanni Baglione |

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Maddalena penitente
di Giovanni Baglione

di Stella Carnevali

pubblicato il 06 gennaio 2017 13:09:52

Sgarbi e il suo spettacolo teatrale, è per lunedì 9 gennaio alle 21, al teatro Lyrick di Assisi, in sold out da mesi. In attesa di ascoltare le intriganti affabulazioni di Vittorio, ecco la storia di una delle sfortunate vicissitudini di Caravaggio causate dal senso di inferiorità di un suo contemporaneo ed allievo, Giovanni Baglione che molto in Umbria ha dipinto. Giovanni Baglione è di Roma, vi nasce nel 1566 e vi muore a 77 anni. Si forma alla bottega di Giuseppe Cesari e del Longhi, ma per le nature morte va da Caravaggio.

Questo prima di mettersi in proprio. Lavora agli affreschi delle logge vaticane e a quelli della biblioteca. Le commesse lievitano in preparazione dell’Anno Santo e tra gli artisti c’è un clima di spietata concorrenza. L’arte ufficiale del momento, spesso affidata alla bottega di Cesari, viene considerata piatta, poco emozionante, noiosa e descrittiva, priva di stile. E’ chiaro che, in questo contesto, un Caravaggio che tratta la luce come fosse materia o come se avesse una macchina fotografica è quanto di più nuovo possa esserci. Anche se, con opposte critiche. La tecnica del contrasto era solo sua.

Il Baglione è così attratto da Caravaggio al punto da volerne imitare lo stile in molte opere. Arriva persino a togliersi due anni rispetto al Merisi, avendone invece otto di più, per dimostrare di essere il di lui giovane allievo. Ma non funzionerà. Anche se, essendo più introdotto presso i Gesuiti, e con un tenore di vita più moderato, ottiene la importante commessa de La Risurrezione, un dipinto di 8 metri per 4,5, uno dei più grandi del Seicento.

L’opera è un fiasco totale, tanti che, alcuni anni dopo, i Gesuiti decideranno di rimuoverla. Non smette di sfidare Caravaggio con l’Amor divino di palazzo Giustinelli, cercando di copiarne lo stile. Per questo lavoro, mal riuscito, aveva ricevuto in ricompensa una catena d’oro del valore di 200 scudi.
Ma dopo il fiasco della Risurrezione cominciano a girare tra bettole e botteghe, sonetti in rima che accusano Baglione di plagio e nefandezze. Baglione denuncia Caravaggio per diffamazione. Nonostante tutti fossero a conoscenza che Caravaggio poco sapesse parlare, e tantomeno scrivere, viene condannato al carcere prima, ai domiciliari poi. Se avesse messo piede fuori di casa, lo avrebbe spedito a remare nelle galee.

Dai verbali del processo si evince come in realtà il processo sia stato fatto al modo di dipingere di Caravaggio. C’è stato anche chi ha ipotizzato che, dietro la condanna, ci fosse la punizione dei Gesuiti per il suo “vizio indicibile”.

Quando Baglione pubblica nel 1640 Vite di artisti contemporanei, Caravaggio è morto da trent’anni. E scrive che la sua opera era stata troppo sopravvalutata, come i suoi prezzi fossero troppo alti e che era poco originale.
Ma c’è un quadro del Baglione in stile Caravaggio che gli riuscì abbastanza. E’ la Maddalena penitente in meditazione, su pala d’altare. Un olio su tela di 2,57 metri per 1,59 che, dal 1612 è rimasta sullo stesso altare per cui era stata creata. Nella chiesa di san Domenico a Gubbio. La modella è decisamente avvenente e nuda, i lunghi capelli le coprono qua e là il seno. La postura da seduta le fa poggiare i piedi su quello che sembra un cuscino, piuttosto che un masso. Immersa nella lettura con la mano sinistra poggiata al petto, non ha alcuna espressione penitente. Ma il quadro è uno dei migliori di Giovanni Baglione.

In vita si può essere più potenti, ma per passare alla Storia il talento scrive da sé.