Il Castello di Sorci

| L’incontro con il fantasma |

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Castello dei sorci

 

pubblicato il 28 gennaio 2017 22:48:21

Ai confini tra Umbria e Toscana, in località San Lorenzo, vicino ad Anghiari, in provincia di Arezzo, si trova il Castello di Sorci.

Oggi bella struttura ricettiva con un ottimo ristorante, un tempo maniero feudale.

La struttura di epoca medievale fu adibita tra il 1234 ed il 1650 a residenza estiva di influenti casate: prima dei Tarlati di Pietramala, del famoso condottiero Baldaccio Bruni o d’Anghiari, quindi della nobile famiglia Pichi di Sansepolcro.

La costruzione del castello, secondo le cronache, risalirebbe al secolo XII°, dove prima sorgeva un monastero.

Baldaccio Bruni soggiornava a Sorci, durante le pause delle sue battaglie, con la moglie Annalena Malatesta e il figlioletto.
Annalena si ritirò qui dopo l’uccisione a tradimento del marito, avvenuta in Firenze il 6 settembre 1441.
In seguito alla morte del figlio erede, a causa della peste, indossò l’abito delle monache domenicane e visse ancora pochi anni.

Con la morte di Baldaccio i Pichi, nobile famiglia di Sansepolcro, ne divennero i nuovi signori e furono proprietari fino al 1650.

I Pichi vi dimorarono frequentemente e lentamente lo trasformarono in una fattoria, con tanto di azienda agricola.
Lo sviluppo della tenuta in tal senso si verificò soprattutto nel 1532, ad opera di Taviano Pichi, che si dedicò molto all’attività agraria, facendo anche costruire un efficiente mulino.

Dalla metà del Seicento, tuttavia, iniziò il declino del maniero, spesso privo di efficace manutenzione.

Il castello era caratterizzato da due strutture unite tra loro e, nel lato meridionale, la torre quadrata mozza, assorbita dalla massa dell’edificio.
A trecento metri venne eretto un tempietto ed uno stabile con porticato, assai caratteristico, ora denominato locanda e normalmente utilizzato come ristorante.

Sopra il bel portale principale d’ingresso campeggiava lo stemma dei Pichi, presente anche in altri punti del complesso.

Nella cinquecentesca ed armoniosa corte i Pichi fecero realizzare la chiesetta di famiglia, dedicata a San Lorenzo.
Il maniero fu abbellito con finestre in stile fiorentino e vari motivi rinascimentali.
Nell’interno sono interessanti la camera di Baldaccio, la sala degli specchi, delle armature, di mezzo, del biliardo, la grande cucina, le segrete.

Fin qui la storia ora la leggenda.
Il maniero si trova in una radura completamente isolata, solitario e lontano dal resto del mondo.
A mezzanotte, narrano le cronache, un rumore di ferraglie annuncia l’arrivo del fantasma.
Baldaccio compare a settembre, nell’anniversario della sua morte, voluta da Bartolomeo Orlandini, Gonfaloniere di Giustizia a Firenze, nel 1441.

E’ ormai un appuntamento annuale, cui partecipano, con alterne fortune, personaggi noti della politica e dello spettacolo.
L’anima in pena è quella di Baldaccio d’Anghiari, capitano di ventura che ritrova il luogo della sua dimora felice, prima della tragica morte.

Valoroso uomo d’arme, Baldaccio aveva accusato l’Orlandini di codardia per precedenti fatti di guerra.
Simulando noncuranza il Gonfaloniere invitò a Palazzo Vecchio il suo denigratore.
Nelle prestigiose stanze si era preparata un’imboscata, mentre Bartolomeo passeggiava per i corridoi con la vittima designata.

Preso alle spalle da sicari, Baldaccio fu ucciso. Il suo corpo fu gettato dalla finestra e decapitato in piazza della Signoria. Venne poi tumulato nella basilica di Santo Spirito di Firenze.

Lo scetticismo in questi casi è d’obbligo. Mi sono recata ad una splendida festa organizzata dall’Accademia del Cioccolato di Città di Castello, il 28 dicembre di alcuni anni addietro.
Sono arrivata al castello in una di quelle fredde sere invernali, con il maniero circondato da un buio profondo ed avvolto da una nebbia che rendeva impossibile vedere anche a pochi passi, in lontananza brillavano solo le luci che filtravano attraverso le finestre della fortezza.

La festa ebbe inizio, sinceramente non conoscevo né la storia del castello né la leggenda del suo fantasma.
Mentre i miei amici al tavolo continuavano a parlare dell’anima che ancora oggi continua a vagare per le stanze dell’antica fortezza, dicevano che ricompariva, nella sua ultima parvenza di guerriero decapitato, in cerca di vendetta e di giustizia.

A volte il soffio della pena e della doglianza è leggero e si farebbe sentire soltanto con un lamentoso tintinnio d’ armature.
Infine, tra molte risate, dissero che nessuno di loro lo aveva mai visto ed aggiunsero pure che si faceva comunque sentire solo da chi aveva paura.

Finimmo la cena ed iniziammo a ballare.
Passata la mezzanotte, quasi tutti gli invitati erano andati via, io e mio marito ci recammo nella stanza delle armi, che era stata allestita come guardaroba.
Iniziai a sentire un rumore di ferri che si agitavano, si ripeté per due volte, la spalliera che reggeva i cappotti si mosse, una piccola luce attraversò il muro e fummo circondati da un pulviscolo dorato galleggiante nell’aria.
Dissi a mio marito “ma per favore stai fermo”, lui mi guardò “ma io non sto facendo niente”. Prendemmo al volo i nostri cappotti senza neanche indossarli e fuggimmo via da quel posto.
Non sono mai più tornata al Castello di Sorci, anche se devo dire che è stata un’esperienza unica ed ho vissuto in un’atmosfera indimenticabile.
Ma quell’accaduto mi ha proprio spaventata. Lo scenario è comunque suggestivo.

Il Castello con lo spettro di Baldaccio è stata la location per l’ambientazione degli interni del film “Non ci resta che piangere” con Roberto Benigni e Massimo Troisi.