Fratel Carlo Carretto 

|10 anni nel deserto, poi a Spello|

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fratel Carretto

di Stella Carnevali

pubblicato il 23 maggio 2017 13:43:07

Carlo Carretto, dopo 10 anni di meditazione nel deserto del Sahara, insedia la Fraternità a Spello, prega otto ore al giorno, fa il contadino e il muratore.

L’Umbria dei santi e dei pellegrini è confinata soprattutto nel periodo medioevale.
Invece esistono esperienze, recentissime, di grande misticismo e aggregazione.

Un’esperienza che risale appena al 1965, a ridosso del monte Subasio.

Lui è Carlo Carretto, chiamato da tutti Fratel Carlo della Fraternità dei Piccoli Fratelli del Vangelo.

La storia della sua vita da eremita del deserto, fatta di preghiera, silenzio e lavoro, la scrive in Lettere dal deserto e nei successivi libri.

Al ritorno dal deserto, Leonello Radi riesce fargli affidare, a Spello, l’ex convento francescano di San Girolamo, vicino al cimitero.
Una vita tra fatica e preghiera, il convento ha bisogno di molta manutenzione.
Sembra di rivivere Francesco, restaura la tua casa.

Il passaparola è inesorabile, al convento cominciano ad arrivare genti da ogni parte in cerca di pace, per un periodo di pausa dalla materialità, alla ricerca della fede perduta, credenti e non credenti, fedeli di altre religioni.

Fratel Carlo accoglie tutti, questa la sua Regola.

Al punto che la case sparse del Subasio nei pressi del convento diventano romitaggi.

Frati laici di ogni provenienza: Giacobbe, Elia, Charles de Foucauld, San Francesco, Sant’Angela, Santa Chiara, Beni Abbes.

L’esperienza dura vent’anni, fino alla morte di Carlo Carretto.

Dotato di grande carisma.
La parola la sua virtù, orale e scritta.
Un suo libro degli anni giovanili, in particolare, Famiglia piccola chiesa, sarà oggetto di critiche e disaccordi, per la sua diversa concezione della morale rispetto alla Chiesa.

Un altro san Francesco diranno in molti, anche se dopo la sua morte, negli anni Ottanta, la comunità non sarà più la stessa.

Un ribelle.
Nel 1974, anno del referendum sul divorzio, aderisce ai Cattolici per il No, contrari all’abrogazione della legge sul divorzio già in vigore.

Si fa molti “nemici”, tanto che Papa Giovanni Paolo II si sente costretto a scrivere alla Fraternità, che deve dare prova concreta del suo impegno cristiano nel mondo.

Carlo Carretto muore nel suo eremo di san Girolamo a Spello nella notte di martedì 4 ottobre 1988, festa di san Francesco d’Assisi del quale era stato biografo.

Uno stralcio dei suoi scritti.

Carlo Carretto – Il Dio che viene cap. X
“Quanto sei contestabile, Chiesa, eppure quanto ti amo! Quanto mi hai fatto soffrire, eppure quanto a te devo! Vorrei vederti distrutta, eppure ho bisogno della tua presenza. Mi hai dato tanti scandali, eppure mi hai fatto capire la santità! Nulla ho visto nel mondo di più oscurantista, più compromesso, più falso, e nulla ho toccato di più puro, di più generoso, di più bello.
Quante volte ho avuto la voglia di sbatterti in faccia la porta della mia anima, e quante volte ho pregato di poter morire tra le tue braccia sicure. No, non posso liberarmi di te, perché sono te, pur non essendo completamente te. E poi, dove andrei? A costruirne un’altra? Ma non potrò costruirla se non con gli stessi difetti, perché sono i miei che porto dentro. E se la costruirò sarà la Mia Chiesa, non più quella di Cristo. L’altro ieri un amico ha scritto una lettera ad un giornale: “Lascio la Chiesa perché, con la sua compromissione con i ricchi non è più credibile”. Mi fa pena! O è un sentimentale che non ha esperienza e lo scuso; o è un orgoglioso che crede di essere migliore degli altri. Nessuno di noi è credibile finché è su questa terra. San Francesco urlava: “Tu mi credi santo, e non sai che posso ancora avere dei figli con una prostituta, se Cristo non mi sostiene”. La credibilità non è degli uomini, è solo di Dio e del Cristo. Degli uomini è la debolezza e semmai la buona volontà di fare qualcosa di buono con l’aiuto della grazia che sgorga dalle vene invisibili della Chiesa visibile. Forse la Chiesa di ieri era migliore di quella di oggi? Forse che la Chiesa di Gerusalemme era più credibile di quella di Roma? “

“Quando ero giovane non capivo perché Gesù, nonostante il rinnegamento di Pietro, lo volle capo, suo successore, primo papa. Ora non mi stupisco più e comprendo sempre meglio che avere fondato la Chiesa sulla tomba di un traditore, di un uomo che si spaventa per le chiacchiere di una serva, era un avvertimento continuo per mantenere ognuno di noi nella umiltà e nella coscienza della propria fragilità.
No, non vado fuori di questa Chiesa fondata su una pietra così debole, perché ne fonderei un’altra su una pietra ancora più debole che sono io“.

“Ma poi c’è ancora un’altra cosa che è forse più bella. Lo Spirito Santo, che è l’Amore, è capace di vederci santi, immacolati, belli, anche se vestiti da mascalzoni e adulteri. Il perdono di Dio, quando ci tocca, fa diventare trasparente Zaccheo il pubblicano, e immacolata la Maddalena, la peccatrice. È come se il male non avesse potuto toccare la profondità metafisica dell’uomo. È come se l’Amore avesse impedito di lasciare imputridire l’anima lontana dall’Amore. “Io ho buttato i tuoi peccati dietro le mie spalle”, dice Dio a ciascuno di noi, e continua: “Ti ho amato di amore eterno, per questo ti ho riservato la mia bontà. Ti edificherò di nuovo e tu sarai riedificata, vergine Israele” (Ger 31,3-4). Ecco, ci chiama “vergini” anche quando siamo di ritorno dall’ennesima prostituzione nel corpo e nello spirito e nel cuore. In questo, Dio è veramente Dio, cioè l’unico capace di fare le “cose nuove”. Perché non m’importa che Lui faccia i cieli e la terra nuovi, e più necessario che faccia “nuovi” i nostri cuori. E questo è il lavoro di Cristo. E questo è il lavoro divino della Chiesa. Volete voi impedire questo “far nuovi i cuori”, scacciando qualcuno dall’assemblea del popolo di Dio? O volete voi, cercando altro luogo più sicuro, mettervi in pericolo di perdervi lo Spirito?”.

Il complesso monumentale di san Girolamo apre le sue porte nell’aprile del 2012 grazie al comune di Spello. Con visite gratuite chiamando all’infopoint 0742 302239.

Situato in vocabolo Banche (Via della Circonvallazione) il complesso di San Girolamo si colloca nella parte più suggestiva del comune di Spello.

Caratteristica peculiare propria di questa zona, a ridosso del monte Subasio, è la vegetazione, che in modo naturale ha seguito nel corso degli anni la morfologia del monte, sviluppandosi in modo omogeneo e conforme alle prerogative ambientali e naturalistiche del luogo.

In questa meraviglia ambientale il complesso di San Girolamo, si impone quale unica costruzione, interamente circondata da bosco e si articola oggi in due parti: il convento con la Chiesa ed alcune cappelle, che costituiscono l’originario complesso edificato nel 1472 con il finanziamento di Braccio II Baglioni, e il cimitero comunale realizzato in tempi recenti proprio intorno al convento.

La visita permetterà l’accesso alle due cappelle esterne, al chiostro e alla chiesa dove sono stati recuperati una parte di affreschi rinascimentali di grandissimo valore.

L’occasione per ammirarli e per conoscere un altro pezzo importante del patrimonio artistico della città di Spello.