Franco Venanti 

Una vita avventurosa

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Franco Venanti

di Stella Carnevali

pubblicato il 06 gennaio 2017 13:32:27

Un’avventura la mia prima mostra a Viareggio, città che ho continuato a frequentare ogni anno per circa dieci anni, poi più saltuariamente. E’ il luogo dove conosco molti artisti importanti e molti intellettuali, rappresenta il periodo più fervido della mia formazione artistica. E’ l’incontro con Krimer della Bottega dei Vageri fondata da Lorenzo Viani, a determinare tutto quello che è venuto in seguito. Krimer era stato sottosegretario alla cultura sotto il fascismo, molto amico di Gerardo Dottori e di Giovanni Marc.

Ma da quelle parti c’era anche il mio amico perugino Mario Cenci chitarrista del gruppo I Rockers con Peppino di Capri, anzi è stato proprio lui nel 1958 per la casa discografica milanese Carisch, ad inventare il nome d’arte del cantante, nella vita Giuseppe Faiella. E’ sempre lì che conosco Fred Buscaglione, un vero personaggio, veniva anche Dario Fò e Franca Rame.

La mia prima mostra a Viareggio: non sapevo dove caricare i quadri sia perché erano tanti sia per la loro grandezza. Ne stavo parlando, così per sfogarmi, nel negozio di calzature di mia madre, quando entra don Gigino che sente tutto: “Se vuoi ho una giardinetta ed io verrei volentieri con voi visto che non so dove passare le vacanze.” Non ci pareva vero a me e a mio fratello Luciano, avevamo risolto. Il sabato mattina alle cinque carichiamo i quadri e per lasciare un piccolo spazio a chi sarebbe stato dietro, occupiamo anche il portabagagli ricoprendolo con la tela cerata. Era di luglio, una bellissima giornata estiva. Don Gigino alla guida, io davanti con lui e Luciano dietro partiamo alla volta di Viareggio.

Durante il viaggio cominciamo a sentire un caldo sempre più forte, quasi mi sentivo male. Cominciamo a toglierci la camicia, poi i pantaloni e alla fine anche la canottiera, anche il prete si era messo a dorso nudo. Rimettendoci i pantaloni ci fermiamo per una sosta a metà strada. Chiediamo subito dell’acqua e rossi e sudati ci lamentiamo del caldo. Il gestore del bar ci risponde in toscano:”Strano oggi l’è una giornata bella fresca!” Si sa i toscani sono burloni, abbiamo commentato. Ci rimettiamo in viaggio e fatti pochi chilometri il caldo ricomincia a farsi sentire e noi ci togliamo di nuovo gli abiti.

Due finestrini della giardinetta erano bloccati e gli altri due erano talmente piccoli che di aria ne entrava poca. Sull’orlo di un collasso arriviamo a destinazione, scendiamo dall’auto lessi dal sudore e Luciano si accorge che per tutto il viaggio la levetta del riscaldamento era rimasta aperta.
Non avevamo la forza di ridere. Andiamo all’albergo dove avevamo prenotato una camera a tre letti, finalmente la doccia e un po’ di riposo.

A metà pomeriggio io e Luciano ci vestiamo di tutto punto per andare all’appuntamento con Cenci che stava sul set allestito sulla spiaggia insieme a Peppino di Capri che recitava in un film dove veniva soccorso e salvato in mare dalla moglie. Infatti il cantante era riverso a testa in giù su di una barca. Fatti poco passi sulla sabbia bollente che mi era entrata nelle scarpe sento che sto per svenire. Comincio come un pazzo a spogliarmi mentre corro verso il mare, lasciandomi dietro tutto quello che mi potevo togliere. Il trambusto attira l’attenzione di Peppino Di Capri che si alza e chiede:”Chi è quel pazzo?” Arriva Mario Cenci al quale spiego l’accaduto e con tutta la compagnia finiamo in un bar a bere acqua fresca e a ridere delle nostre disavventure.

Di nuovo tutti in albergo a cambiarci perché Cenci ci aspetta da Oliviero ai Ronchi, all’ora di cena. La stanchezza era tanta ma almeno io e Luciano non potevamo non accettare l’invito. Don Gigino invece non era per niente stanco, anzi sembrava contento della serata che si prospettava.
Da Oliviero lo spettacolo si apre con il corpo di ballo delle Bluebell che ci lascia tutti a bocca aperta con quelle gambe all’aria. Cerchiamo di intrufolarci anche nei camerini ma c’era troppa confusione, tutti indaffarati a vestirsi per lo spettacolo successivo, nessuno ci dava retta. Luciano ed io vogliamo andare a dormire, ma gli amici insistono e don Gigino è il primo a dire di sì. Molti pezzi di twist, il tormentone dell’estate. Fino a che riusciamo a convincere il prete a tornare, l’indomani mattina si doveva allestire la mostra, dovevamo alzarci presto. Finalmente tutti a letto ma don Gigino, forse ubriacato dalle Bluebell, parlava, parlava, parlava e non riusciamo a dormire. Insiste vuole uscire a cercare le ragazze da qualche parte. Mai visto un prete così.

Ci rialziamo dal letto e lo portiamo lungo la spiaggia sperando che la brezza gli spenga i bollori. L’indomani arriviamo in ritardo alla Bottega dei Vageri ma riusciamo ad allestire in tempo. Mentre ci preparavamo per l’inaugurazione serale don Gigino non aveva abiti di ricambio. Sopra dei pantalonacci indossava la pesante tonaca da prete tutta raffazzonata. Voleva andare a comprarsi un vestito. Luciano gli presta uno dei suoi, un bel completo blu con tanto di cravatta e pochette in tinta.

All’inaugurazione vedo entrare anche il segretario dell’azione cattolica, da Perugia erano arrivati in tanti e c’era anche lui. Nella confusione ad un certo punto mi chiede:”Quel signore là in blu, mi sembra di conoscerlo. Luciano si avvicina e capisce che qualcosa non va, don Gigino rischiava grosso senza la tonaca. Decido così di dire al segretario che quel signore è proprio don Gigino al quale è successo un brutto guaio. “E cosa?” subito preoccupato. “Questa mattina – abbassando il tono della voce – vicino alla darsena si è allungato per raccogliere una cosa ed è caduto in acqua. A questo punto io e Luciano abbiamo pensato di prestargli un vestito.” Quasi convinto il segretario dell’azione cattolica va diretto verso il prete salutandolo ed esclamando:”Ho saputo dell’incidente di oggi”. Da dietro gli facevo l’occhietto affinché stesse al gioco. Confermava con la testa non sapendo che pesci prendere fino a che non intervengo:”Ci siamo scusati per averti costretto ad indossare un vestito borghese, ma tu eri tutto bagnato dopo che sei caduto in mare, mica potevi stare nudo”. “Anzi vi devo proprio ringraziare” riprende il fiato ora che ha capito.

La mostra va benissimo, vendo quasi tutti i quadri e mi ritrovo con due milioni di lire. Abbiamo cambiato alloggio Luciano ed io, don Gigino è tornato a Perugia. Abbiamo preso una camera più confortevole presso una famiglia. Sopra l’armadio c’è una tela arrotolata lunga due metri. Chiedo alla padrona di casa che mi dà il permesso, di aprirla dicendo che vuole venderla: è un dipinto di Lorenzo Viani che rappresenta dei minatori al lavoro. Dentro di me decido di comprarla, è un vero affare, ma alla signora dico che voglio pensarci qualche giorno. In realtà due eventi m’hanno impedito di comprare quella tela preziosa.

Luciano ha iniziato a frequentare una delle Blubell ed io, tramite la famiglia presso cui dormivo conosco una bellissima ragazza che aspirava a fare del cinema, ed era venuta a visitare la mia mostra. Così ci troviamo a cena tutti e quattro in un ristorante alla moda. Lei libera, un fidanzato appena lasciato, e nel lavoro aveva recitato con una particina in un film con Alberto Sordi.

Giornate meravigliose con lei al mio fianco anche se ero spesso infastidito dal fatto che gli uomini le si avvicinavano come mosche. E così i due milioni svaniscono presto, tanto che siamo costretti a chiedere a nostra madre di spedirci i soldi per il viaggio di ritorno. Che dispiacere lasciarla: lei è diventata una delle attrici italiane più famose. Ma la tela di Viani non l’ho potuta comprare. L’anno dopo, sempre a Viareggio, so dalla signora che m’affittava la camera che ha venduto la tela ad un mercante d’arte il quale a sua volta l’aveva rivenduta al museo di Brera per venti milioni. Con l’attrice ci siamo scritti a lungo, ricordo che era molto devota e che veniva da una famiglia molto religiosa ma poi ha girato film con scene decisamente osé.