Fiorella Candeliere

| La stilista - sarta che veste i pensieri |

0
3859
Fiorella Candeliere

di Stella Carnevali 

Così a prima a vista, magrolina, raffinatina,  occhioni neri, luccicanti somigliante a Audrey Hepburn.

Ha un atelier in una delle più belle e storiche zone del centro storico di Perugia. In via del Pasticcio a Porta Pesa, vicino al calzolaio.

Controllate pure la data, non siamo ai primi del Novecento.

Quarantenne portati da trentenne, da 20 anni fa questo mestiere: designer, sarta, personal shopper. Dopo il liceo classico ha frequentato per 4 anni la scuola Polimoda Fashion Design, Busines di Firenze.

Ha lavorato in varie aziende, a Torino e Milano. A Torino in un atelier sartoriale.

Dire sarta sarebbe già molto, visto che è un mestiere quasi scomparso.

Ma nel suo caso è dire poco perché Fiorella nasce stilista che, non potendosi permettere una sarta, lo diventa lei stessa. Perché da Fiorella non si va per farsi fare un capo.

 Da Fiorella si va per guardarsi, grazie a lei, da un altro, gratificante punto di vista.

 Ed è questo nuovo punto di vista che lei veste, anche in esclusiva.  Lavora solo per le donne perché le trova immense, complesse, creative, capaci di ogni cambiamento.

 Fiorella Candeliere dalla grande azienda al piccolo atelier, perché?

“Perché nella grande azienda anche se griffata, sei sempre solo un numero. La creatività che ti viene richiesta è comunque in serie, non realizzi qualcosa di unico e personale. Nell’artigianato questo è possibile ed io lo considero un passo in avanti della mia carriera.”

 Racconta

“Il mio rapporto con la cliente comincia con una chiacchierata in cui butto giù una scheda psicologica. Cerco di interpretare il suo modo di vivere, di pensare, i suoi crucci. Comincia quello che si chiama un viaggio di coccole.  Al centro c’è, ovviamente, la richiesta di un capo per un’occasione speciale che può essere il giorno di laurea, il matrimonio, un’intervista, un appuntamento di lavoro, ma anche d’amore”.

Perché, cosa cambia?

“Si comincia dalla psicologia del colore. Perché è diverso a seconda che vogliamo vestirci per noi o per relazionarci con gli altri. Per esempio sconsiglierei il rosso per un appuntamento di lavoro, troppo vistoso e invadente per la situazione. Poi arriva come vogliamo vestirci e qui può accadere che la cliente commetta degli errori”.

Per esempio?

“Quando una donna vede un pronto moda che le piace, non ci pensa due volte, lo compra. E magari non se lo metta quasi mai. Perché compra sulla base di quello che vorrebbe essere, poi lo specchio, a casa, con calma, la sconsiglia.  Quindi arriviamo agli aspetti tecnici. Come valorizzare tutto il meglio e minimizzare quelli che consideriamo difetti”.

Riesci a raggiungere un obiettivo comune?

“Durante l’incontro chiedo alla cliente di immaginare il capo a cui, insieme stiamo, pensando. Prima di disegnarlo preferisco che la cliente se lo immagini, se lo senta. Poi faccio tre o cinque proposte che variano, ma corrispondono al concetto che abbiamo condiviso.”

 E il tessuto?

“Scegliamo insieme anche quello. Accompagno la cliente nella scelta anche per consigliarla non solo sulla qualità, ma se il tessuto è o no adatto al modello che ha scelto di farsi confezionare.”

              

  Il prezzo quando si stabilisce?

“Prima di cominciare il viaggio. La signora sa che il pacchetto ha un costo. Perché se accetta, ce lo togliamo di torno e ci immergiamo nella nostra ricerca. L’unica differenza può nascere se, alla fine, la signora volesse un tessuto più costoso di quello previsto. In questo caso c’è la differenza”.

 Una sartorialità su misura, dunque

“Ed anche esclusiva, quel modello lo porterà solo quella cliente, non ne faccio altri. Come fosse opere pittoriche. Perché dentro c’è la soddisfazione della cliente che cerco sempre di raggiungere e questo è per me irripetibile.”

 Vedo che hai dei vestiti già confezionati

“Sì questo è il pronto moda che si può indossare e portare via. Naturalmente costa molto di meno, però la cura e la qualità sartoriale non cambiano”.  C’è anche un angolo vintage.”

 Cioè?

“Ho delle clienti che, per ragioni di etichetta, non possono indossare due volte lo stesso abito o accessorio nello stesso luogo. Quindi sono scarpe, abiti, borse, o altro indossate spesso una sola volta, che metto in vendita, naturalmente scontati. “

 Ma non lavori da sola
“Non ce la farei. Ho un team di collaboratori, in particolare una collaboratrice, libera professionista come me”.
 Le clienti sono arrivate con il passa parola?

“Quelle nuove, quando mi chiamano al telefono per un primo appuntamento, mi dicono: “Lei che cambia le persone”.

Esagerano, ma a me fa molto piacere. 

Non ricordo chi, ma cosa ha detto: “Fino a quando hai il desiderio di coccolare il cliente, resta la magia e resti artigiano”. A questa differenza non voglio rinunciare.”