Fagiano patate, pancetta e funghi 

| Con olio extra vergine di oliva umbro |

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fagiano

 

Redazione Umbria Libera

pubblicato il 25 febbraio 2017 12:17:35

La storia dell’alimentazione umana comincia con la selvaggina.

Al suo apparire sulla terra l’uomo abbandona molto presto il regime vegetariano: frutta, bacche e radici non gli bastano.
Caccia gli animali per procurarsi le pelli con cui difendersi dal freddo, ma ne assaggia le carni, le trova di suo gradimento e cerca di procurarsele il più spesso possibile.
La selvaggina prediletta del cacciatore preistorico é il cavallo, che vive allo stato selvaggio in branchi numerosissimi.
Soltanto più tardi, nell’età del bronzo, l’uomo imparerà a domarlo, a considerarlo per quello che in effetti è, un animale domestico ed utilissimo.
E la carne equina scompare a poco a poco, dalla mensa, sostituita da altri tipi di carne, di animale che l’uomo ha possibilità di trovare numerosi nelle foreste che ricoprono i continenti.
Fra questi, la volpe di cui era particolarmente apprezzato il cervello, la lepre considerata però inferiore alla volpe come qualità, il cinghiale, abbondantissimo.
I metodi di cottura sono ovviamente quelli primitivi del semplice arrosto, l’esposizione cioè di un pezzo di carne al calore di una fiamma per un tempo più o meno lungo.
Per evitare scottature l’uomo infilza la carne su lunghi rami e nasce lo spiedo. Soltanto più tardi, molto lentamente, si arriverà ad insaporire le carni con particolari erbe odorose e ad accompagnarle con salse. Dovranno tuttavia passare millenni sino ad arrivare ai giorni nostri.
La selvaggina attraverso tutti i secoli dalla grecia pre ellenica, passando per il medio evo, fino al rinascimento è stata sempre una pietanza prelibata che ha abbondato sulle tavole dei ricchi.

Anche oggi è un piatto ricercato, che viene proposto solo da ristoranti di nicchia.

Perché cucinare la selvaggina non è facile, sicuramente ci si deve armare di molta pazienza e passare molto tempo ai fornelli.

La storia dell’alimentazione umana comincia con la selvaggina.

Al suo apparire sulla terra l’uomo abbandona molto presto il regime vegetariano: frutta, bacche e radici non gli bastano.
Caccia gli animali per procurarsi le pelli con cui difendersi dal freddo, ma ne assaggia le carni, le trova di suo gradimento e cerca di procurarsele il più spesso possibile.
La selvaggina prediletta del cacciatore preistorico é il cavallo, che vive allo stato selvaggio in branchi numerosissimi.
Soltanto più tardi, nell’età del bronzo, l’uomo imparerà a domarlo, a considerarlo per quello che in effetti è, un animale domestico ed utilissimo.
E la carne equina scompare a poco a poco, dalla mensa, sostituita da altri tipi di carne, di animale che l’uomo ha possibilità di trovare numerosi nelle foreste che ricoprono i continenti.
Fra questi, la volpe di cui era particolarmente apprezzato il cervello, la lepre considerata però inferiore alla volpe come qualità, il cinghiale, abbondantissimo.
I metodi di cottura sono ovviamente quelli primitivi del semplice arrosto, l’esposizione cioè di un pezzo di carne al calore di una fiamma per un tempo più o meno lungo.
Per evitare scottature l’uomo infilza la carne su lunghi rami e nasce lo spiedo. Soltanto più tardi, molto lentamente, si arriverà ad insaporire le carni con particolari erbe odorose e ad accompagnarle con salse. Dovranno tuttavia passare millenni sino ad arrivare ai giorni nostri.
La selvaggina attraverso tutti i secoli dalla grecia pre ellenica, passando per il medio evo, fino al rinascimento è stata sempre una pietanza prelibata che ha abbondato sulle tavole dei ricchi.

Anche oggi è un piatto ricercato, che viene proposto solo da ristoranti di nicchia.

Perché cucinare la selvaggina non è facile, sicuramente ci si deve armare di molta pazienza e passare molto tempo ai fornelli.