Diversamente Bacosi

| Grandi mostre in Umbria |

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di Stella Carnevali

pubblicato il 27 ottobre 2017 13:07:41

“Non l’avrei ma detto che fosse di Bacosi”, si esce così da questa mostra che ne ricostruisce l’estro, la sperimentazione, l’avanguardia, gli stili, il talento nella pittura come nella scultura e la ceramica.

Bacosi, astratto, informale, paesaggista, è il titolo dell’esposizione distribuita in tre sedi: al palazzo Vecchio di Sangemini, alla fondazione Carit di Terni e a palazzo della Penna a Perugia.

Diversamente Bacosi, titola la sua premessa nel catalogo, Massimo Duranti, uno dei curatori, l’altro è Andrea Baffoni. Con il supporto di Francesca Duranti.

La più convinta e la più coraggiosa, è l’assessore comunale Maria Teresa Severini che non ha lesinato un attimo di entusiasmo per questa nuova grande esposizione.

A Perugia, al museo civico palazzo della Penna da sabato 28 ottobre, l’inaugurazione alle 18, fino al 3 dicembre.

Ed è con questa grande mostra che forse ha termine il provincialismo istituzionale che, dopo le due grandi mostre su Perugino prima e Pintoricchio poi, si era accasciato sul Rinascimento, come se l’Umbria avesse, in qualche modo, perso il suo Dna artistico.
Non riuscendo a regionalizzare neanche le mostre di Alberto Burri, nel centenario della sua nascita, confinate solo nell’Alto Tevere quasi non fosse Umbria.
Per fortuna il Guggenheim di New York che nel 2014 lancia la prima mostra internazionale sul Futurismo, dove il perugino Gerardo Dottori, è in prima linea con una intera stanza alle sue opere riservata.

Nel maggio del 2017 ancora una mostra di Gerardo Dottori a Minsk in Bielorussia.

E, finalmente Bacosi, a 19 anni dalla sua scomparsa. Il decennale non si volle fare per motivi che non è dato sapere.

Quel Bacosi ricordato solo per le sue nebbie e le sue nevi paesaggistiche, comunque splendide. Che in questa mostra scuote i visitatori con opere dal grande respiro internazionale, tanto da poter dire che Manlio Bacosi sperimentava tutto quello che, altri dopo di lui, hanno fatto proprio senza riconoscere in lui il mentore umbro.

Ma, a proposito di paesaggisti o vedutisti, ricordo quando battage è stato fatto sugli scorci ternani di Corot.

Nato nel 1921 e morto nel 1998. La sua prima collettiva è del 1946, la prima personale è del 1947 recensita ne Il Messaggero da Gerardo Dottori. Poco dopo i 20 anni era considerato un artista e pochi ricordano che lui era un solerte impiegato delle Poste.

Fermatevi davanti alla “Luce nascosta” e alla “Pioggia in periferia” del 1950, ai “Conti colonici del 1951, all’olio su tavola Senza titolo del 1962, a quegli acrilici nero-grigi di tempera su tela dai bagliori rossi. Davanti alla “Casa rossa” del 1982.
No non l’avreste detto che le opere sono di Bacosi, lo stesso delle nebbie e delle nevi. Troppo Vassily Kandinsky, neocubismo, transavanguardia.

Tutto da leggere il catalogo con importanti testimonianze di Anton Carlo Ponti dal titolo Il colore dei colori, “Manlio Bacosi, il pittore del “limen”, degli stati transitori della forma di Nicola Micieli. Il “Ricordo di Manlio” di Giuseppe Fioroni e “Al maestro” di Lino Parolini.

Meraviglierà il clarinetto che amava suonare e che è riproposto in varie opere, così come gli scacchi e le sculture in bronzo.
Non capitava da tempo di essere sorpresi ed emozionati.

Un’eccezione c’è sempre, anche se l’artista è vivente, e speriamo che lo sia molto a lungo: è la mostra in tre sedi, Last Time di Giuliano Giuman del 2015.

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ORARI
28 ottobre – 3 dicembre, Perugia, Museo Civico Palazzo della Penna – da martdì a domenica 8-23, chiuso lunedì