Costanza Bondi 

| casalinga intellettuale |

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Costanza Bondi

Stella Carnevali

pubblicato il 09 febbraio 2017 06:01:02

Costanza Bondi, se digitato in Google, apre senza interruzioni più di 60 pagine, chi vuole può continuare a contarle.

Con i suoi libri, le sue conferenze, le sue poesie, l’essere diventata la Capitana nel 2009 dell’idea, la sua, delle “Women @ Work” registrato con tanto di marchio ® e pronunciato Women At Work, ha fatto conoscere Perugia oltre oceano, e ha trasformato in sold out ogni iniziativa in cui era protagonista o ospite.

È laureata in Scienze Politiche, appassionata di lingue antiche come il greco e il latino, la sua cifra è, da sempre, la parola. Parola come poesia, parola come scrittura, parola come dono.

Costanza Bondi, ci diamo del tu come nella vita, senza fare le finte, ci tieni molto a sottolineare la tua scelta di vita.
“Ci tengo molto perché mi ha permesso di fare quello a cui tenevo di più. A partire dalla famiglia. Quando è nato il mio secondo figlio ho voluto restare a casa, occuparmi del nostro quotidiano h24. E questo non mi ha mai fatto sentire meno importante. Non ci credo che le casalinghe siano disperate. Fanno mille lavori, certo non pagati, ma tessono la tela delle relazioni che contano, della prima cellula della società”.

Ma tu non hai fatto solo la casalinga.
“Non è mai la famiglia che impedisce di fare altro. Anche la laurea fine a se stessa non ha senso. Quando mi chiamano dottoressa chiedo di sostituirlo con Signora, prima la persona, poi i titoli.”

Come si riesce a fare altro?
“Con la creatività, con un mestiere. Quando ce l’hai, serve sempre. Avevo coltivato e conservato la passione per la parola scritta e parlata. Soprattutto scritta. E la nascita della Rete ha certo facilitato quello che è nato da una piccola cosa, per poi diventare così diffuso”.

La nascita delle Women @ Work?
“Sai come è venuta l’idea? Un giorno con la famiglia viaggiavamo in macchina e, per strada, leggiamo quei cartelli con su scritto “Men at work”. Mio figlio Alessandro mi chiede: “Ma lo possono fare anche le femmine?” Gli rispondo di no, che, però, mi ha fatto venire una bellissima idea. Tornata dal viaggio mi sono subito messa a creare la grafica e il nome che sono andata a registrare”.

Quali sono le regole?
“Amare la parola. A parte due collaboratrici che mi seguono dall’inizio, come Barbara Bracci e Viviana Picchiarelli, tutti gli altri, perché è aperto anche agli uomini, vanno e vengono a seconda del progetto. In genere una media di cento persone, non sempre le stesse, ruotano attorno alle produzioni delle Women @ Work”.

Qualcuno potrebbe dire che tu te lo puoi economicamente permettere, che non è un’esperienza facilmente esportabile.
“Lo nego. È vero, io me lo posso permettere, per questo ultimamente ho scelto di seguire solo le mie opere, di promuoverle, altro non potrei fare. Ma so che, per esempio, è molto diffuso e ben pagato, fare l’editing a scritti di altri. D’altronde è di questi giorni la polemica che i giovani non conoscano più l’italiano o come si scriva correttamente”.

C’è anche un mestiere, noto in America con il nome di ghostwriter, colui che scrive per un altro su argomenti in cui è più ferrato o sa scrivere meglio.
“Anche questo è un mestiere, peraltro è sempre esistito, per cui una casalinga può fare un lavoro retribuito in questo settore, ma ce ne sono altri…”.

È difficile fare la capitana di un gruppo così grande e così variabile?
“In realtà, mi sento sempre al pari con quelli con cui lavoro, riesco a cogliere le loro competenze. È questa la ragione del successo in generale. Nessuno fa niente da solo, l’insieme delle competenze diventa di per sé Valore”.

Se non ricordo male hai ricevuto anche un premio per questa iniziativa.
“Sì, proprio per aver creato le Women @ Work. Nel 2010, Premio Minerva Etrusca nella sezione Letteratura. D’altronde è stato un modo per far conoscere Perugia da un punto di vista letterario persino in America Latina”.

Costanza ce l’hai un sassolino nella scarpa?
“Solo uno. Spesso siamo plagiate nel nome e nel marchio che vengono usati indiscriminatamente per attività parallele. Questa è concorrenza sleale. Quando glielo comunico, glissano, mi dicono che è un errore. Ma, solo se arriva loro la diffida dell’avvocato smettono di usarlo. D’altronde quella R nel cerchietto ha un significato ben preciso”.

Il tuo prossimo appuntamento?
“Appuntamenti tanti, già strutturati per l’anno in corso, primi fra tutti la raccolta poetica di Mauro Tippolotti che ho avuto il piacere di curare e una nuova presentazione del mio ultimo saggio sugli archetipi relativi alle lettere dell’alfabeto, il 10 marzo all’Università per Stranieri. Lietissima di poter presentare in un luogo così prestigioso, fiore all’occhiello della mia amata Perugia”.