Cori risorgimentali alla Sala dei Notari 

| E un riconoscimento al baritono Giulio Boschetti |

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baritorno Giulio Boschetti

di Stefano Ragni

 

Ci sono molti motivi per essere presenti nella Sala dei Notari di Perugia a un concerto che marca la caratura risorgimentale del XX Giugno.

Proprio in questa sala – un quadro ne documenta il ricordo – si presentarono i delegati della democrazia perugina a spiegare al delegato pontificio Giordani che era ora di sloggiare.

Che poi tutto finisse nelle stragi del Borgo Bello e che Perugia diventasse, al pari di Brescia, città martire del Risorgimento è un fatto che i cittadini non dovrebbero dimenticare.

La recente intitolazione dello slargo del XX Giugno al perugino Brizi, console della prima repubblica romana del ’99, voluta dall’assessore Maria Teresa Severini, segnala che ci sono ancora menti fervide e ben documentate.

Chi ha sempre vegliato sul valore del XX Giugno è stato Salvatore Silivestro che, ora, nelle sue funzioni di presidente nazionale A.Gi:Mus. può ancor più agevolmente coordinare l’evento.

Due i cori che si sono presentati l’altra sera in pedana, quello dell’Ateneo perugino e quello dell’Università di Chieti-Pescara, avvolti in un abbraccio vocale che si auspica possa avere anche svolgimenti futuri.

La serata era opportunamente scandita in momenti legati alle fasi insurrezionali del Risorgimento, con i fondamentale apporto del melodramma verdiano.

Ha aperto la “lezione” la formazione perugina con un pizzico di brividi popolari, dall’Addio del volontario, mormorato sul filo della commozione, alla “Bella Gigogin” al Piave mormorante, ai profughi scozzesi del Macbeth verdiano.

Ha diretto Marta Alunni Pini, una maestra che cura con efficacia una formazione che traguarda i suoi trent’anni di vita, con la positiva considerazione che centinaia di giovani studenti sono passati tra i suoi ranghi. Al pianoforte era Francesco Andreucci.

Subentra il coro D’Annunzio degli atenei abruzzesi per squillare in Donizetti, nei Lombardi, nell’Attila, nella Battaglia di Legnano. Determinante nello svolgimento dei ruoli il positivo apporto delle voci soliste di Antonella Trovarelli, una aggressiva Odabella, e del tenore Nicola La Farciola.
Dirige Giacinto Sergiacomo che si vale della collaborazione del pianista Marco di Perna.

I cori riuniti si sono poi addentrati dalla Battagòlia di Legnano nel Te Deum della Tosca, nel Nabucco e nel Mosé rossiniano, ma ormai si era unito al gruppo il baritono Giulio Boschetti.

Inutile dire che la serata era praticamente imperniata sula sua presenza e sul riconoscimento che l’A.GiMus. ha voluto tributare alla sua splendida carriera.

Ha iniziato in questo coro, quando era studente di medicina, e Giulio ama ricordare con gratitudine la borsa di studio che l’associazione gli attribuì per poter ultimare la sua formazione musicale.

Fiducia non tradita perché da allora Giulio ha cantato in molti teatri con una voce plasticamente mobile, potente e modulata con una forza comunicativa tra le più coinvolgenti.

Ora questa voce ha voluto farla risuonare ai Notari nel finale del Rigoletto, duettando con Elena Vigorito, e nel vibrante Don Carlo verdiano, interpretando uno dei primi martiri della democrazia europea, il marchese di Posa.

In un tripudio di applausi, con lo sfondo infastidente dei rumori di piazza, rinforzati da un uso smodato dei volumi di canzonettisti a scialo, si procede anche alle cerimonie di gemellaggio, con il presidente perugino Sandro Azzarelli che consegna la bolla pontificia di Clemente V alla presidente abruzzese Carmen della Penna.
L’amministrazione civica porge la tradizionale cartella con le storiche foto della Perugia d’antan.