Ciska e le api

| Una storia d’amore |

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La Regina

di Stella Carnevali

pubblicato il 11 ottobre 2017 11:08:33

Senza Ciska non ci sarebbe questa storia, nemmeno questa Umbria dai mille segreti, dal volto silenzioso tuffato nel suo verde, spesso aspro e impervio.

Come un luogo ancora inesplorato che si apre solo a chi se ne innamora.

Lei è Ciska, si pronuncia Siska, di cognome Lernout, è fiamminga del Belgio dove viveva in un casolare di campagna con i due figli.

Un giorno le arriva una lettera che si sbriga ad aprire convinta che ci fosse una risposta positiva ad una sua domanda fatta al Comune per ingrandire la sua casa.

La lettera parlava della casa, non era del Comune, ma della Provincia. Nella quale le si comunicava che a far data da quel giorno, avrebbe avuto cinque anni di tempo per vendere terreno e casolare. Altrimenti sarebbe stata espropriata perché quella zona era destinata a divenire area industriale.

Uno shock. Ma non si arrende.

Si mette a dipingere gli esterni del suo casolare con colori vivaci, che tutti vedano quanto è bello. In effetti non si poteva non notare, al punto che i passanti cominciano a scattare fotografie per portarsi a casa quell’arcobaleno abitato.

Finisce che le consegnano un premio per quella casa dai mille colori. E il Sindaco, durante la cerimonia, le chiede il motivo. E lei racconta che è una protesta dopo la lettera della Provincia. Il Comune non ne sapeva niente.

In compenso questa pubblicità le procura un acquirente, un ingegnere che vuole comprare la casa di Ciska, nonostante lei gli faccia leggere i rischi a cui va incontro.
Convinto di poterli risolvere, quei rischi, offre un buon prezzo e Ciska vende.

Ciska, ricompra un’altra casa?
“Non in Belgio, decido che me ne voglio andare da lì. Avevo letto in una rivista italiana di una casa in Umbria. Sì avevo guardato anche in Toscana, ma l’Umbria mi piaceva di più perché più selvatica, più naturale. In quella rivista c’erano le foto della casa che mi piaceva.
Decido di vederla di persona. Eccola è questa dove abito ora, a case sparse di Montecchio, nel comune di Giano dell’Umbria.”

Così senza visitare altre case?
“Sì, mi piaceva quella, non volevo vedere altro e la compro. Un amore a prima vista. Faccio avanti e indietro dal Belgio per due anni perché occorreva fare dei lavori. Nel frattempo i miei due figli, già grandicelli, preferiscono restare in Belgio. E io mi trasferisco qui.”

Il suo lavoro?
“Ho fatto diversi lavori come quello del rappresentante di ferro da riciclare per 17 anni, poi nel settore dei tessuti per arredamento. Con la crisi del 2008 perdo il lavoro, dopo un anno che avevo comprato la casa qui in Umbria.”

Ha dovuto ricominciare
“Daccapo. Ho deciso di mettermi in proprio. Sono laureata in lingue sassoni, l’olandese è la mia madre lingua, ma in Belgio si deve imparare comunque anche il francese. Conosco l’inglese e il norvegese, ed ora l’italiano. Ho cercato lavoro come insegnante di lingue a Todi, ma lì mi hanno accennato che a Foligno si cercava un traduttore olandese. La ditta a Foligno mi ha assunto quasi subito, dunque veramente grande fortuna. Cercavo lavoro come insegnante, invece ho trovato lavoro come traduttrice Ho scelto per due anni di fare le traduzioni on line così da poter lavorare anche dal Belgio in quella fase transitoria.”

Ma ora lavora qui in Umbria
“Sì con tanti clienti:Piemme, Battello a vapore, 091, Mondadori, Baeckens Fantoom, Larousse, Azou, Usborne, Dk, Arena, Verlag, Random house, non me li ricordo tutti.”

Ma questa storia delle api come nasce?
“Dall’orto. Perché piantavo, piantavo e usciva poco o niente. Davo azoto, concime, ma niente. Poi un giorno parlando al bar mi dicono: “Certo che non ti nasce quasi niente, non ci sono più le api ad impollinare.”

Quindi?
“Vado diretta al consorzio agrario dove mi danno il nome di un apicoltore, Paolo Urbani di Simigni di Gualdo Cattaneo. Che diventerà il mio maestro. E’ venuto a fare un sopralluogo nella mia terra per vedere il posto adatto per cominciare. Con due arnie piccole. E mi dice le prime api te le regalo io. Al primo sciame ti chiamo. E così è stato, un’esperienza indimenticabile. Lo sciame si era parcheggiato intorno ad un ramo che lui ha tagliato. Sotto c’era la prima casetta. Alla sera erano tutte entrate dentro e l’ho portate a casa.
Da chiarire che se le api sciamano non producono niente. Per l’apicoltura razionale, mirata alla produzione di miele, la sciamatura è un danno economico.
Ma esistono tecniche per evitare la sciamatura, e se la regina tende a non far sciamare la famiglia, meglio ancora. ”

Adesso ne ha 51 di arnie
“Sono andata per gradi. A parte gli insegnamenti del mio maestro, ho frequentato corsi, mi sono iscritta all’associazione Apau dell’Umbria. Sotto 30 arnie è considerata produzione personale. Sopra è commerciale. Anche in questo caso ho fatto tutto in regola.”

Il suo è un allevamento biologico?
“Non sulla carta, per ottenere questa dicitura devo fare altri passaggi burocratici. Ma tutto è assolutamente biologico. Per esempio: per impedire alle formiche di rubare il miele alle api, spargo tutto intorno dei fondi di caffè che non le fanno avvicinare. Mi rifornisce il bar di Donatella e Virgilio Falcinelli di Bastardo, tanto gentili, alla mia richiesta hanno subito detto di sì.”

Cosa è successo all’orto?
“Il primo anno con due sole casette di api, i piselli che l’anno precedente avevano prodotto sì e no mezzo secchiello, quello stesso anno, quattro secchielli pieni. Incredibile.”

E quando lavora alle sue traduzioni?
“Ogni volta che posso. Ma le api non richiedono tanto tempo tutto l’anno. Ora vanno in letargo. C’è da fare a primavera, se sciamano, controllare sempre che stiano bene, che la famiglia abbia tutto ciò di cui ha bisogno.”

Nasce un rapporto con le api?
“Intenso. Adesso mi riconoscono attraverso l’odore e il suono della mia voce. Sono buone, in effetti sono anche stata fortunata perché non ho api particolarmente aggressive. Loro sanno che io mi curo di loro e si fidano. Ma quello che mi hanno insegnato di importante è la loro organizzazione.”

Cioè?
“Non pensano come individui, ma come organismo, come famiglia. Sono divise in ruoli, ma ognuna di esse dà la vita per difendere la famiglia. La loro missione è quella di nutrire e tenere al caldo la regina affinché riproduca sempre nuove api. Quelle che stanno all’ingresso dell’arnia sono le guardiane, pronte a difendere chiunque osi entrare. Il resto dell’arnia è tutto sigillato con il propoli.”

Hanno dei nemici?
“I più agguerriti sono i calabroni. Ma ho certe casette in cui le api si sono organizzate contro di loro. In pratica si gettano in gruppo sopra il calabrone in modo che non possa muoversi e lo riscaldano fino a che non muore di caldo, lesso insomma.”

Quest’anno come è andata la raccolta del miele?
“Abbastanza bene. In questa zona mediocramente bene, visto il caldo torrido: abbiamo una resa all’incirca della metà del normale. In pianura questo clima ha abbassato la produzione.
Quest’anno ho la Melata, quel miele scuro che non si addensa quando è freddo. E’ molto pregiato perché le api si sono nutrite della manna degli alberi, una sostanza ricca di tutto. Ed è un miele raro perché gli alberi fanno la manna solo un mese, durante l’anno. Altrimenti in genere è di colore biondo, un millefiori”. Sto anche pensando, la prossima primavera alla transumanza. Di portare cioè alcune casette in un campo di un mio amico verso Massa Martana che, intorno alla sua proprietà, ha boschi di castagno.”

Quando produce una casetta di api?
“Bisogna distinguere per famiglie. Quelle forti producono anche due melari all’anno da 15 chili ciascuno.”

Ma non è solo il miele che vuole produrre
“Ho un sogno, quello di selezionare le regine perché sono molto richieste. Ma come allevatore di api regine in particolare devo far presente che sto selezionando ceppi (e sono fin’ora pochi, visto i criteri severi) adatti per l’allevamento di regine per la riproduzione.
Una famiglia di api che rimanga senza regina è destinata a morire. Selezionare significare allevare quelle che rendono di più, che sono forti. Con il tempo si impara a riconoscere le loro diversità. La regina si riconosce subito, ha un puntino, quest’anno è giallo per convenzione internazionale. .”

Le api producono anche altre cose importanti
“Infatti vorrei dedicarmi, sto già seguendo dei corsi, al propoli, alla pappa reale e al polline.Ma anche il veleno che trasmettono con il pungiglione perché è molto usato nella medicina, per chi non è allergico, contro i reumatismi.
Vorrei anche diventare una rifornitrice di api regine e sciami per altri apicultori.”

Come ha imparato a selezionare le sue api?
“Ci sono dei criteri precisi: la produzione del miele, la docilità delle api, la loro igienicità cioè devono pulire le celle dalle larve difformi, per esempio,
la resistenza alle malattie, devono difendersi contro gli intrusi quindi non essere troppo docili, avere poca tendenza alla sciamatura.

Ormai lei è una anche italiana, umbra e di Giano dell’Umbria
“Sì mi trovo molto bene qui. Anche le persone sono eccezionali, mi hanno molto aiutato a conoscere di più la natura. E questa passione per le api mi rende felice.”

 

Dopo questa incredibile storia d’amore, per chi volesse mettersi in contatto con Ciska, ecco come:
abita a Case sparse di Montecchi, al civico 101 di Giano dell’Umbria. La sua mail è: siska.lernout@hotmail.com.

Le foto sono state realizzate da Giuseppe Piergianni