Addio Marina, che la terra ti sia lieve

Si è spenta a 76 anni una donna coraggiosa e spregiudicata

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Marina - Foto di Adriano Scognamillo

Marina Elide Punturieri, coniugata Ripa di Meana e precedentemente nota come Marina Lante della Rovere, si è spenta all’età di 76 anni. Raccontò se stessa ne “I miei Primi 40 anni”, la sua autobiografia, che nel tempo è divenuta un cult tra i suoi ammiratori, tanto da diventare introvabile.
“Stupire? Nella mia vita non avrei saputo fare altro”, disse una volta a cena dopo La Traviata di Franco Zeffirelli al Teatro dell’Opera di Roma, testimoniando – semmai fosse necessario – che a lei i giudizi altrui non interessavano affatto. Marina era così, prendere o lasciare.
Ha amato, ha provocato, sorriso e detto quello che pensava.

Marina Ripa di Meana sapeva stupire sempre. Ha lasciato un videotestamento, registrato qualche giorno fa e trasmesso dal Tg5. “Dopo Natale le mie condizioni di salute sono precipitate. Il tumore si è impossessato del mio corpo, ma non della mia mente, della mia coscienza”: sono le sue ultime parole nel filmato, in cui confessa di aver pensato “al suicidio assistito in Svizzera“. Ma, poi, ha scelto la sedazione palliativa profonda continuata.

Nata a Reggio Calabria il 21 ottobre 1941 dal 2001 lottava contro il cancro.
La malattia la racconta a maggio scorso in un’intervista a Pomeriggio 5, dove si presenta con una veletta nera davanti al viso, sfigurato a causa di un’allergia a una terapia: “Sono 16 anni che combatto contro il cancro”, dice a Barbara D’Urso. “Mi hanno tolto un rene, ci sono stati 5 anni di sosta poi è ricominciato”. La vita “è andata avanti con momenti difficili”, racconta spiegando di aver affrontato la malattia “facendo tutto, scrivendo, mettendo in campo libri, andando a presentazioni, non cambiando assolutamente la mia vita”.
Donna forte e dotata di grande personalità, la sua storia si intreccia con quella del costume italiano. Sui suoi primi quarant’anni hanno girato un famoso film: nel suo ruolo, Carol Alt.
E’ il primo matrimonio, nel 1964, con Alessandro Lante della Rovere, padre di sua figlia Lucrezia, a portare Marina alla ribalta della mondanità e a darle l’occasione di frequentare l’alta società romana e artisti come Alberto Moravia, Renato Guttuso, Mario Schifano, Pier Paolo Pasolini. Forte è la passione che vive in quegli anni con il pittore Franco Angeli.
“Rifarei tutto ciò che ho fatto per lui, compreso prostituirmi per procurargli la droga”, ha detto in un’intervista al Corriere della Sera.

Una vita all’insegna della spregiudicatezza e dell’anticonformismo. Gli anni Settanta segnano le sue prime comparse televisive, tra le quali anche quella come valletta di Maurizio Costanzo. Il sodalizio con il giornalista, però, si interrompe quando lei gli tira una torta in faccia nel corso della trasmissione Grand’Italia.

Marina Ripa di Meana amava l’Umbria. Qui infatti si era sposata, nel 2002, con il marito Carlo Ripa di Meana, all’epoca consigliere regionale dei Verdi ecologisti. Il rito fu officiato nella chiesa dei santi Filippo e Giacomo a Montecastello di Vibio, dove la coppia possedeva una casa.

Marina ha sempre alternato l’attività di stilista con quella di scrittrice: pubblicò anche La più bella del reame, Vizi, veleni e velette, La donna che inventò se stessa, fino a una biografia sulla contessa Agusta La vita estrema di Francesca Agustà e l’ultimo del 2016 Colazione al Grand Hotel. E poi le campagne animaliste: contro la moda delle pellicce, soprattutto, come quella realizzata per l’International Fund for Animal Welfare di cui diviene ambasciatrice nel 1995, dove appare sui manifesti completamente nuda, con una folta peluria sul pube e la scritta: “L’unica pelliccia che non mi vergogno di indossare”. Una foto che rifarà, diversi anni dopo, presentandola in una trasmissione di Piero Chiambretti con un fotoritocco che “imbianca” le parti intime.

“Una grande comunicatrice” la descriveva il marito Carlo. “Coraggiosa, come sempre“. Come quando, con la malinconia di chi si conosce bene, ha detto agli amici di essere pronta per il suo ultimo Natale.

Una storia, la sua, che richiama alla mente la felice poesia di Pablo Neruda, Confesso che ho vissuto.

Addio Marina, che la terra ti sia lieve…