Cultura

A nuda voce

| Contiene la nostra storia e non mente mai |

pubblicato il 20 marzo 2017 11:09:20

La voce da sempre affascina. Perché?
Marca la differenza tra l’uomo e l’animale e tra gli uomini.
La voce è come la nostra impronta digitale, è unica e permette di individuarci.

Contiene la nostra storia e, pur volendo, non mente.

Anche l’amore si riconosce dalla voce: nella famosa scena sheakespeariana che si svolge al buio, Giulietta riconosce Romeo dalla voce.

E’ quanto scrive Laura Pigozzi, psicanalista, docente di canto, nel suo libro “A nuda voce” – Vocalità, Inconscio, Sessualità (Poiesis editrice.)

Duecentotrenta pagine che la professionista ha voluto scrivere per completare lo studio di Jacques Lacan il quale, come Sigmund Freud, nei suoi studi si era concentrato sugli aspetti visivi.

“Eppure – dice Laura – la voce è vita. Ascoltare la voce permette, per esempio, di individuare una stretta parentela tra vocalità, godimento femminile, estasi mistica, e la cosiddetta pulsione invocante, scoperta da Lacan e che potremmo definire come qualcosa che nasce fin dal primo grido del neonato.
Una pulsione rivolta a un Altro. Chi riflette sul canto, per esempio, può vedere il legame che c’è tra laringe e zona genitale. Non solo. La voce è memoria, corpo della parola. La sua musica conserva le tracce della nostra storia che, a partire dal soffio iniziale, ne ha formato la trama, il timbro, il colore. La voce, dunque, come sessuale, o reale della parola.
In particolari occasioni, la voce è veicolo privilegiato di un risveglio difficile. Per esempio, nei pazienti in coma.
Ascoltare la voce permette di cogliere aspetti inediti sia nel legame primario tra madre e bambino sia nell’instaurazione della voce del padre. Una voce è l’insieme bilanciato della melodia materna e del ritmo paterno. E le voci primitive condizionano la nostra esistenza”.

“Il linguaggio privato tra madre e bambino, il mammanese - aggiunge la psicanalista - ha il compito di aiutare il bambino a saperci fare col suo primo gioco che è la voce. Quando la mamma si assenta, necessariamente il bambino rende presente la sua assenza, giocando con la voce”.

Caratteristica della voce è l’ambivalenza. Il suo timbro e il suo ritmo sono il marchio della nostra identità, ma una volta che si stacca da noi, la voce diventa estranea.

La voce, all’origine della nostra soggettività, e che ha ispirato scrittori come Pirandello, Hoffmann, Kafka o pittori come Kandinsky, secondo la psicanalista, è implicata anche nell’amore. Una voce, una su tante e proprio quella, ci può catturare in modo irrimediabile.

Ed è quella che la psicanalista definisce timbro blu, riprendendo la note bleue di Chopin.

“Il film la Nota blu, di Andrzej Zulawsky, racconta delle serate nella casa di George Sand a Nohant-Vic, nell’estate del 1846, nelle quali si era raccolto un gruppo di amici artisti. Tra questi il pittore Delacroix e Chopin, amante della Sand.
Una di quelle sere Chopin suona alla luce delle candele e crea un’atmosfera ispirata e di rapimento.
Improvvisamente nella sospensione di un silenzio, la musica incontra una nota che il pittore Delacroix definì, in una lettera all’amico musicista, la nota blu.
Una nota che, pieno di speranza, l’ascoltatore aspetta, quasi come si aspetta un amore”.

E per Laura il timbro blu è quello di Billie Holiday in Lady in Satin, il disco inciso nel ’59, poche settimane prima di morire e che amò più di tutti.
E’ la summa del portento fragile che è stata la sua voce e come ogni voce, la sua vita. Una voce che molti non riescono ad ascoltare.
Piena di spasmi del corpo e distorsioni dell’anima, impossibile da idealizzare, dà le vertigini.
Una voce che è dovuta passare per l’abisso, ma in cui chiara è l’elaborazione del dolore.
Fa pensare al timbro della Callas, ambivalente, contrapposto a quella della Tebaldi, solare.
La Callas è un po’ la Holiday della lirica.
Per comprendere la differenza tra le due voci, ascoltate My man’s left me cantata dalla Holiday e da Ella Fitzgerald.
Un giorno il chitarrista Tony Scott disse che quando la canta la Fitzgerald pensi che il suo uomo sia sceso per strada a comprare una pagnotta o roba del genere.
Ma se è Billie a cantarla, quel tizio lo vedi allontanarsi sulla strada. Ha fatto le valigie e non tornerà più”.


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