Labro, una perla al confine tra Umbria e Lazio.

| Ideale per una vacanza nel segno dell'amore |

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Labro

di Stella Carnevali

pubblicato il 01 agosto 2017 08:20:47

Raggomitolato a 628 metri sul livello del mare domina due fronti paesaggistici unici.
Da un lato l’indaco lago di Piediluco, dall’altro il Terminillo. 374 abitanti e un’accoglienza da sballo.

Il borgo è restaurato, sembra di tornare indietro nel tempo, al suono leggero del vento, agli odori delle ginestre, al bianco della neve sulla punta del Terminillo. E al sole.

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Labro

lago di Piediluco magari a San Valentino. Ma non solo. ogni giorno è buono per l’amore.

 

Il ristorante vanta creatività, tradizione, qualità e genuinità. La filosofia del grande Eduardo De Filippo:

”Solo dopo aver studiato, approfondito e rispettato la tradizione, si ha il diritto di metterla da parte, sempre però con la consapevolezza che le siamo debitori, per lo meno, d’aver contribuito a chiarirci le idee. Naturalmente, se si resta ancorati al passato, vita che continua diventa vita che si ferma ma, se ci serviamo della tradizione come d’un trampolino, è ovvio che salteremo assai più in alto”.

Se volete godervi una vacanza c’è l’albergo diffuso Crispolti. Appartamenti con vista da schianto.

La storia

Ritrovamenti di valore archeologico di insediamenti protostorici avvenuti vicino a Labro attestano come, prima del parziale prosciugamento del Lacus Velinus, avvenuto in epoca romana, le popolazioni si rifugiavano sulle colline per sfuggire al clima malsano.

Incerta è l’origine del nome del paese: per alcuni deriverebbe dal latino “aper, aprum” cinghiale. Secondo una leggenda, la prima fortezza di Labro venne edificata da un patrizio reatino, il signore De’ Nobili, il quale, in occasione di una battuta di caccia, aveva fatto promessa di costruire un castello nel luogo dove avrebbe abbattuto il suo primo cinghiale; e, quasi a memoria del fatto, ancor oggi lo stemma del paese reca su di sé l’immagine di un cinghiale sotto una quercia.

Per altri, e questa sembra l’ipotesi più probabile, il nome Labro sarebbe una derivazione di “lavabrum” che in latino vuol significare “vasca, bacino”: questo anche per la prossimità al paese del lago di Piediluco, un tempo assai più esteso, sul cui bordo il paese sarebbe venuto anticamente a trovarsi.

Labro assurge alle cronache quando, nel 956, re Ottone riunì tutti gli insediamenti sorti nel circondario: è l’inizio dell’era feudale e della storia del paese.

Dal Decimo secolo dell’era moderna si hanno già notizie precise sulla contrada e sul castello di Labro, fatto costruire dai Nobili a somiglianza della Rocca di Spoleto.

Dal 956 inizia la storia feudale del paese, quando l’imperatore germanico Ottone I investe Aldobrandino de’Nobili signore di Labro e concede a lui, oltre al titolo suddetto, la signoria di altri 12 castelli situati tra il ducato spoletino e il contado di Rieti.

Il periodo medioevale non fu certo un’epoca tranquilla per Labro: anzi, proprio per le lotte svolte in quel periodo, il paese si fece la fama di centro battagliero; innumerevoli furono le guerre che Labro combatté contro i castelli vicini, e specialmente violente furono quelle contro la rocca di Luco.

Proprio per una di queste guerre la famiglia de’ Nobili venne a perdere, nella seconda metà del ‘400, la signoria di Labro e l’inespugnabile arroccamento che sorgeva nella parte alta del paese comprendente, tra l’altro, un’altissima torre dalla cui sommità tutto il cuore d’Italia poteva essere scrutato.

La famiglia Nobili donò nel XII sec. a S. Giovanni in Laterano la quarta parte di Labro per trovare un valido appoggio nella lotta contro o Normanni, che all’apice del loro splendore furono ai confini di Morro. All’antica famiglia dei signori rimase solo la cinta delle mura del castello, e appoggiandosi a questa Giordano De’ Nobili, nel XVI secolo edificò un palazzo forte, tutt’ora esistente e di proprietà della famiglia Nobili Vitelleschi .

Durante la Seconda Guerra Mondiale che si ricorda un evento che poteva sconvolgere la vita del paese. Durante una rappresaglia cinquantuno uomini di Labro furono messi al muro.

Fu solo per il deciso intervento della Marchesa Maria Giovanna, che si riuscì a rimandare l’esecuzione grazie alla sua conoscenza del tedesco e ad una preziosa abilità diplomatica, salvando così la vita di un paese intero.

Nel dopoguerra, a causa dello spopolamento, Labro, rischiava di abbandonare la sua identità storico urbanistica.
Diversamente dal destino seguito dalla maggior parte degli altri borghi medioevali vicini, Labro ha sempre avuto, attraverso i suoi abitanti, la cognizione e la responsabilità di conservare la sua fisionomia e struttura storico architettonica.

Possiamo così oggi ammirare Labro come era allora.